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5 dic 2008

dalla sicilia con furore!

 

25 nov 2008

in preparazione all'Assemblea Nazionale

Come ogni anno, aumenta l’effervescenza associativa in vicinanza all’assemblea. Siccome ogni giorno se ne sente una, mi preme invece distrarmi un po’ con qualche concetto di fondo.

Dobbiamo rinforzare sempre più il concetto di un CNGEI realmente APERTO. Cioè capace di saper ACCOGLIERE ciò che è diverso senza preclusioni, senza essere prevenuti.

Diverso da che? Diverso da me stesso, si potrebbe dire.

Ed io rispondo: si, diverso da me stesso.

Sembra una banalità, ma è l’ESSENZA DELL’APERTURA.

Spesso ci convinciamo che il CNGEI è un’associazione LAICA, APERTA (traduciamo in inglese – per rendere meglio l’idea – OPEN SCOUT ITALIAN ASSOCIATION). Bene, ma dovremmo riuscire a tradurre in realtà questa affermazione.

Aperta vuol dire “capace di far entrare”, “capace di accogliere”, che non si spaventa della novità, che si arricchisce delle infinite diversità che ciascun individuo-componente ne è portatore “sano”; cioè capace di saper partire dall’essere diversi come elemento base per un confronto rispettoso, sincero, per scoprire cosa di buono ha l’altro per potersene arricchire.

 

Ma spesso ci troviamo, invece, a inorridire all’affermazione dell’altro, del diverso da noi, perché osa pensarla diversamente da noi e per questo tiriamo la sentenza “stiamo ancora a questo?” oppure “questo è poco rispettoso per me”, oppure “non puoi pensarla così, vuol dire che non rispetti la Legge Scout e la Promessa Scout”. E via giù a creare barricate per dimostrare di possedere la Verità.

 

Bene, distruggere questo modo di essere è la mia mission personale.

 

Non ritengo di possedere la Verità e sottolineo a tutti coloro con cui entro in contatto di non esserne in possesso; cerco di farli riflettere per far sì che ognuno possa rendersene conto per se stessi.

 

Ho una mia personale porzione di Verità e la posso condividere con chi mi sta intorno, con chi mi sta accanto: è il mio punto di vista. Che non posso imporre a nessuno.

Posso condividere la mia visione del mondo, ma non posso costringere altri ad averla nella stessa maniera.

 

Facciamo un esempio concreto: il mio pensiero sull’omosessualità.

Non so cosa sia perché è un’esperienza che non ho provato. In giovane età sono stato spaventato perché ho ricevuto leggere molestie che mi hanno portato ad una verità assoluta ed insindacabile: tener lontano gli omosessuali da me perché aggressivi e molestatori. Fino a quando ho incontrato una persona spettacolare che mi ha veramente, profondamente fatto evolvere sul sentiero della Verità: sapendo della sua omosessualità e dovendo condividere più giorni insieme, ho chiarito sin dall’inizio in maniera aggressiva la volontà di tenerlo a distanza. Alla sua risposta “ma chi sei, cosa vuoi, ma chi ti considera”, sono rimasto spiazzato: pensavo che l’aggressività e la volontà di volerci provare era dominio di tutti “quelli là”. Che stupido ero! Ingenuo, superficiale, infantile ero e sono stato fino a quel momento. Quando ho realizzato quanto forte sia stata la mia offesa nei suoi confronti, quanto fortemente sia stata la sua sensibilità stritolata a causa mia, quanto schifosa sia stata quella mia affermazione perché lesiva della sua dignità di essere umano, ho iniziato a riflettere. Ed a fargli domande. Giorni e giorni di domande. E sono rinato.

Non so cosa sia l’omosessualità perché non mi riesco ad immaginare nella fisicità con una persona del mio stesso sesso, ma inizio a pensare che è un mio limite e che presumo, non lo supererò: perché non ne ho la pulsione, non ne sento il bisogno, non riesco a capirlo cerebralmente. Ma sono sicuro di non poter mai più giudicare un altro né decidere in sua vece. Son sicuro che lui prova emozioni e soddisfazioni dalla fisicità alla mia stessa stregua, sono convinto che vive l’amore e lo strazio di non poterlo manifestare come invece io posso fare liberamente nel mio amore eterosessuale; immagino quanta quotidiana sofferenza sta nel vivere le battutine sarcastiche – e se non è così vuol dire che il percorso di accettazione del sé è molto più avanti di quanto io possa immaginare. E mi sento offeso personalmente quando mi si fanno battute sull’omosessualità in genere.

Torniamo al concetto della ricerca della Verità: come faccio a dire che l’omosessualità è contraria alla dignità umana? Se il mio percorso di vita mi porta a esercitarmi sempre più sulla strada della Coerenza e dell’adesione dei Valori contenuti nella Promessa e nella Legge scout, dov’è che non sarei coerente? E dov’è che non è coerente con la Legge e la Promessa Scout un omosessuale? Perché dovrei imporre il mio punto di vista? Io posso indicare la direzione, posso partecipare alla costruzione del percorso, chiedendo il contributo di tutti, ma sarei stolto se fossi sordo ai suggerimenti.

 

Ritengo però che tutti debbano avere la possibilità di esprimere il proprio punto di vista e di poterlo difendere: nel rispetto della dignità di ciascuno, voglio e devo offrire questa possibilità a tutti. E sono pronto anche a subire mortificazioni: talvolta le telefonate e le email che ricevo sono lesive della dignità personale e non solo del ruolo, ma permetto a tutti di potersi esprimere liberamente perché devono percepire l’UMANITA’ che c’è dietro al ruolo che ricopro e la sensibilità e l’errore che c’è sempre, di partenza, in un essere umano, quale io ritengo di essere. Cerco poi di manifestare il mio disappunto per il linguaggio, ma sempre cercando di vivere il RISPETTO CON CORAGGIO.   

 

Faccio un altro esempio: la scelta politica personale.

Ognuno ha le sue convinzioni, ognuno sa cosa vorrebbe per un’Italia migliore. Ma il limite più grosso è quanto sia difficile mantenersi in equilibrio per NON PROCLAMARE la giustezza dei Valori di cui siamo portatori e portatrici , perché è nell’interpretazione che i Valori trovano difformità di applicazione. Fin quando parliamo di Valori, tutti d’accordo: ma quando si giudica un governo di un colore rispetto ad un altro, si arriva alla definizione che è migliore o peggiore di un altro per il colore e non per le cose che fa. Questa cosa la trovo assurda. Dopo una solita chiacchierata notturna con Piercarlo durante un CN, ho capito che siamo stupidi se non ci sbilanciamo SEMPRE a FAVORE di chi FA BENE e COERENTEMENTE con i VALORI contenuti nella Legge Scout, a prescindere del colore con cui ama definirsi, offrendo la collaborazione per la parte di competenza e per la parte condivisibile. Non dobbiamo fare scelte di campo (o di qua o di là), ma scelta di coerenza con i Valori, con la Legge Scout e con la Promessa. Non metterci sotto una bandiera, ma essere portatori e portatrici di una bandiera unica: quella del giglio e del trifoglio. In merito a ciò, una domanda concreta: abbiamo contatti con i Pioneros Cubani, dobbiamo tenerli lontani perché frutto di una dittatura? O cercare di condividere con loro la bontà dello scautismo e della democrazia? Ma quanti paesi in cui la democrazia è una parola lontana hanno la rappresentanza nelle organizzazioni mondiali dello scautismo e del guidismo?

 

Sono fiero di questa associazione e se oggi sono così aperto, lo devo al CNGEI. E spero sempre più di aumentare il senso di Rispetto con cui vivere in relazione all’altro, a prescindere dal colore della sua pelle, del suo credo religioso, del suo orientamento sessuale, della sua convinzione politica. E spero di essere di esempio per chi mi circonda. Avendo la fortuna di Credere, chiedo a Dio la forza di procedere con passo fermo, perché l’errore è sempre dietro l’angolo.

 

  

 

 

19 nov 2008

Apertura all'altro: la diversità come ricchezza

sto riflettendo ancora sul concetto di Laicità per addizione: ho ricevuto diversi contributi, alcuni aperti, altri netti e definitivi.
Mi lascio ancora prendere dalla riflessione, ma su tutti trovo il lavoro presentato da Lorenzo e Donatella nel passato triennio quello più aperto e completo. Sicuramente uno spunto da cui partire e non una cosa definitiva. 
Ma ciò che più mi colpisce di questo documento e che ho ritrovato in pochi altri contributi, è proprio l'apertura all'altro che mi colpisce. E' proprio il senso profondo della Laicità, secondo me. Non l'esclusione di chi non la pensa come me, ma è l'accettazione a priori del pensiero altrui; non è l'allontanamento di chi non è omologato, ma è la dichiarazione che essere laici è proprio non essere massificati. Parte da un lavoro fatto da Attilio Scali, scout del cngei degli anni passati che offrì già negli anni 80-90 il suo contributo ed il suo servizio. 
Il lavoro di Lorenzo Maggini e Donatella Biozzi si arricchisce del dibattito associativo di questi ultimi anni.
Penso che dobbiamo partire da questo bel lavoro per elaborare la proposta di Formazione Spirituale che si rispecchi in una laicità che non sia più motivo di scandalo (mai più uno che non la pensacome me!!!) ma che sappia generare il Dubbio come punto di partenza per capire, accogliere le motivazioni dell'altro e che possa generare un'arricchimento per tutti.

13 nov 2008

Discorso di OBAMA la notte dell'insediamento

Ciao, Chicago!
Se là fuori c'è ancora qualcuno che dubita che l'America sia un luogo dove tutto è possibile, che ancora si chiede se il sogno dei nostri Fondatori sia vivo nella nostra epoca, che ancora mette in dubbio la forza della nostra democrazia, questa notte è la vostra risposta.
È la risposta data dalle file di elettori che si estendevano intorno alle scuole e alle chiese, file mai viste prima da questa nazione, è la risposta che hanno dato le persone che hanno aspettato tre, quattro ore, molti per la prima volta in vita loro, perché erano convinti che questa volta doveva essere diverso, che la loro voce poteva fare la differenza.

È la risposta pronunciata da giovani e vecchi, ricchi e poveri, democratici e repubblicani, neri, bianchi, ispanici, asiatici, nativi americani, gay, etero, disabili e non disabili: americani che hanno inviato al mondo il messaggio che noi non siamo mai stati semplicemente un insieme di individui o un insieme di Stati rossi [Repubblicani] e Stati blu [Democratici]: noi siamo e saremo sempre gli Stati Uniti d'America.
È la risposta che ha spinto quelli che per tanto tempo, da tanta gente, si sono sentiti dire che dovevano essere cinici, spaventati, scettici su quello che possiamo fare, sulla possibilità di mettere le mani sul corso della storia e piegarlo in direzione della speranza di un giorno migliore. Ci ha messo molto ad arrivare, ma questa notte, grazie a quello che abbiamo fatto in questa giornata, in queste elezioni, in questo momento storico, il cambiamento è arrivato in America.

Poco fa ho ricevuto una telefonata estremamente gentile da parte del senatore McCain. Il senatore McCain si è battuto a lungo e con convinzione in questa campagna, e ha combattuto ancora più a lungo e con ancora più convinzione per il paese che ama. Ha sopportato sacrifici per l'America che la maggior parte di noi non riesce neppure lontanamente a immaginare. Tutti abbiamo beneficiato dei servizi resi da questo leader valoroso e altruista. Gli faccio le mie congratulazioni, faccio le mie congratulazioni alla governatrice Palin per tutto quello che hanno saputo fare, e spero veramente di poter lavorare insieme a loro nei mesi a venire per rinnovare le promesse di questa nazione.

Voglio ringraziare il mio compagno di viaggio in questa avventura, un uomo che si è impegnato nella campagna con tutto il suo cuore e ha dato voce agli uomini e alle donne con cui è cresciuto nelle strade di Scranton e con cui ha affrontato il viaggio sul treno verso casa in Delaware, il vicepresidente eletto degli Stati Uniti, Joe Biden.
E non sarei qui stanotte senza l'incrollabile supporto di quella che è stata la mia migliore amica negli ultimi 16 anni, la roccia della nostra famiglia, l'amore della mia vita, la prossima first lady della nazione, Michelle Obama.

Sasha e Malia, vi amo tutte e due, più di quanto possiate immaginare, e vi siete guadagnate il nuovo cucciolo che verrà con noi alla Casa Bianca.
E anche se non è più con noi, so che mia nonna sta guardando, e con lei la mia famiglia, che mi ha reso quello che sono. Sento la loro mancanza stanotte, e so che il debito verso di loro è incommensurabile.
A mia sorella Maya, a mia sorella Auma, a tutti i miei fratelli e sorelle, grazie mille per il sostegno che mi avete dato. Vi sono grato.

E al direttore del mio staff elettorale, David Plouffe, l'eroe ignoto di questa campagna, che ha saputo costruire quella che credo sia stata la migliore campagna elettorale nella storia degli Stati Uniti d'America, al responsabile della strategia, David Axelrod, che è stato accanto a me per ogni passo di questo cammino, al migliore team elettorale mai messo insieme nella storia della politica: voi avete reso possibile tutto questo e io vi sarò per sempre grato per quello che avete sacrificato per riuscirci.
Ma soprattutto non dimenticherò mai a chi appartiene veramente questa vittoria. Appartiene a voi. Appartiene a voi.

Non sono mai stato il candidato più probabile per questo incarico. Quando abbiamo cominciato avevamo pochi soldi e pochi appoggi. La nostra campagna non è stata architettata nei corridoi di Washington: è partita dai cortili di Des Moines, dai salotti di Concord, dalle verande di Charleston. È stata costruita da lavoratori e lavoratrici che hanno attinto ai loro magri risparmi per versare 5, 10, 20 dollari per la causa. È diventata forte grazie ai giovani che hanno rigettato il mito dell'apatia della loro generazione, che hanno lasciato le loro case e le loro famiglie per fare lavori che promettevano pochi soldi e poche ore di sonno. Ha attinto forza da quelle persone non più così giovani che hanno sfidato il freddo pungente e il caldo soffocante per andare a bussare alla porta di perfetti estranei, e da quei milioni di americani che hanno lavorato come volontari e hanno coordinato, e che hanno dimostrato, più di due secoli dopo, che un governo del popolo, dal popolo e per il popolo è ancora possibile. Questa è la vostra vittoria.
Io so che non avete fatto tutto questo solo per vincere un'elezione, e so che non lo avete fatto per me. Lo avete fatto perché siete consapevoli dell'enormità del compito che abbiamo davanti. Perché anche se stanotte festeggiamo, siamo consapevoli che sfide che ci aspettano saranno le più impegnative della nostra vita: due guerre, un pianeta in pericolo, la peggiore crisi finanziaria da un secolo a questa parte. Anche mentre stiamo qui stanotte, sappiamo che ci sono americani coraggiosi che percorrono i deserti dell'Iraq e le montagne dell'Afghanistan rischiando la loro vita per noi. Ci sono madri e padri che rimangono svegli dopo che i loro figli sono andati a dormire e si domandano come riusciranno a rimborsare il mutuo, a pagare i conti dei medici o a risparmiare abbastanza per poter mandare i figli all'università.

Ci sono nuove energie da radunare, nuovi posti di lavoro da creare, nuove scuole da costruire e minacce da affrontare, alleanze da risanare.
La strada che ci aspetta sarà lunga. La pendenza sarà ripida. Forse non ci arriveremo in un anno e nemmeno nell'arco di un mandato, ma, America, io non sono mai stato tanto fiducioso come questa notte che ci arriveremo. Ve lo prometto: noi, come popolo, ci arriveremo.
Ci saranno ostacoli e false partenze. Molti non concorderanno con tutte le decisioni che prenderò come presidente, e sappiamo che il governo non può risolvere ogni problema. Ma io sarò sempre sincero con voi sulle sfide che dovremo affrontare. Vi starò a sentire, specialmente quando non saremo d'accordo. E soprattutto vi chiederò di prendere parte all'opera di ricostruzione di questa nazione nell'unico modo che l'America abbia mai conosciuto nei suoi 221 anni di storia: una casa sull'altra, un mattone sull'altro, una mano incallita dalla fatica sull'altra.

Quello che è cominciato 21 mesi fa in pieno inverno non può finire in questa notte d'autunno. Questa vittoria da sola non rappresenta il cambiamento che cerchiamo: è soltanto l'occasione per noi di realizzare quel cambiamento.
E questo non accadrà se torneremo a com'erano le cose un tempo. Non accadrà senza di voi, senza un nuovo spirito di servizio, un nuovo spirito di sacrificio. E allora creiamo un nuovo spirito di patriottismo, di responsabilità, dove ognuno di noi decide di buttarsi nella mischia e impegnarsi di più, e di occuparci non solo di noi stessi ma gli uni degli altri.

Ricordiamoci che se questa crisi finanziaria ci ha insegnato qualcosa, questo qualcosa è che Wall Street, la grande finanza, non può prosperare se Main Street, l'uomo della strada, patisce. In questo paese, ci alziamo o cadiamo come un'unica nazione: come un unico popolo.
Resistiamo alla tentazione di ricadere nella vecchia faziosità, meschineria e immaturità che avvelena da così tanto tempo la nostra vita politica. Ricordiamo che fu un uomo di questo Stato il primo a portare il Partito repubblicano alla Casa Bianca, un partito fondato sui valori della fiducia nei propri mezzi, della libertà individuale e dell'unità nazionale. Questi sono valori che tutti condividiamo. E se questa notte il Partito democratico ha riportato una grande vittoria, lo facciamo con una parte di umiltà e con la determinazione a sanare le fratture che hanno ostacolato il nostro progresso.

Come disse Lincoln a una nazione molto più divisa della nostra: «Noi non siamo nemici, ma amici: la passione può aver messo a dura prova i nostri legami, ma non deve spezzarli». E a quegli americani di cui ancora devo conquistarmi il sostegno dico: stanotte non ho conquistato il vostro voto, ma ascolto la vostra voce, ho bisogno del vostro aiuto e sarò anche il vostro presidente.
E a tutti coloro che stanotte ci stanno guardando da altri paesi, da regge e parlamenti fino a coloro che stanno stretti intorno a una radio negli angoli più dimenticati del pianeta, dico: le nostre storie sono individuali, ma il nostro destino è comune e una nuova alba di leadership americana è a portata di mano. A coloro che vorrebbero distruggere il mondo dico: noi vi sconfiggeremo. A coloro che cercano pace e sicurezza dico: noi vi sosterremo. E a tutti coloro che si sono chiesti se il faro dell'America splende ancora come un tempo dico: questa notte vi abbiamo dimostrato una volta di più che la vera forza della nostra nazione non nasce dalla potenza delle nostre armi o dalla protata della nostra ricchezza, ma dalla forza costante dei nostri ideali: democrazia, libertà, opportunità e invincibile speranza.

Questo è il vero talento dell'America, il fatto che l'America può cambiare. La nostra unione può essere perfezionata. E quello che abbiamo già ottenuto ci dà speranza per quello che possiamo e dobbiamo ottenere domani.
In queste elezioni ci sono state molte novità assolute e molte storie che verranno raccontate per generazioni e generazioni. Ma una storia che ho in mente stanotte è quella di una donna che è andata a votare ad Atlanta. Assomiglia in tutto e per tutto ai milioni di altri individui che si sono messi in fila per far sentire la loro voce in queste elezioni, tranne che per un aspetto: Ann Nixon Cooper ha 106 anni.

Ann Nixon Cooper è nata appena una generazione dopo la fine della schiavitù: un'epoca in cui non c'erano macchine per le strade o aerei nei cieli; un'epoca in cui una come lei non poteva votare per due ragioni, perché era una donna e per il colore della sua pelle. E questa notte penso a tutto quello che ha visto nel corso del secolo che ha vissuto in America: l'angoscia e la speranza, la lotta e il progresso, i tempi in cui ci dicevano che non potevamo farcela e le persone che hanno tirato avanti fondandosi su quella professione di fede americana: «Sì, possiamo farcela».
In un'epoca in cui la voce delle donne veniva messa a tacere e le loro speranze venivano ignorate, Ann Nixon Cooper è vissuta per vedere le donne battersi per i propri diritti, far sentire la propria voce e ottenere il voto. Sì, possiamo farcela.

Quando c'era disperazione nella regione delle Grandi Pianure e tutto il paese era attraversato dalla depressione, abbiamo visto una nazione sconfiggere la paura stessa con un New Deal, un nuovo patto, con nuovi posti di lavoro e un nuovo sentimento di uno scopo comune. Sì, possiamo farcela.
Quando le bombe sono cadute nella nostra baia e la tirannia ha minacciato il mondo, Ann Nixon Cooper era lì a testimoniare come una generazione riuscì ad assurgere alla grandezza e a salvare la democrazia. Sì, possiamo farcela.
Ann Nixon Cooper era lì per gli autobus a Montgomery, per gli idranti a Birgmingham, per il ponte di Selma e per un predicatore di Atlanta che diceva alla gente "We shall overcome", noi vinceremo. Sì, possiamo farcela.

Un uomo è atterrato sulla Luna, un muro è crollato a Berlino, un mondo è stato collegato dalla nostra scienza e dalla nostra immaginazione. E quest'anno, in queste elezioni, Ann Nixon Cooper ha messo un dito su uno schermo e ha votato, perché dopo 106 anni in America, attraverso i momenti migliori e le ore più cupe, lei sa che l'America può cambiare.
Sì, possiamo farcela.

Americani, abbiamo fatto tanta strada. Abbiamo visto tante cose. Ma c'è ancora moltissimo da fare. Perciò questa notte domandiamoci: se i nostri figli dovessero vivere tanto da vedere il prossimo secolo, se le mie figlie dovessero essere tanto fortunate da vivere tanto a lungo quanto Ann Nixon Cooper, quale cambiamento vedranno? Quali progressi avremo realizzato?

Questa è la nostra occasione per rispondere a questo appello. Questo è il nostro momento. Questa è la nostra epoca: per rimettere la nostra gente al lavoro e aprire porte di opportunità per i nostri bambini; per riportare la prosperità e promuovere la causa della pace; per rivendicare il sogno americano e riaffermare quella verità fondamentale, che da molti siamo uno; che finché avremo vita avremo speranza: e quando ci troveremo di fronte al cinismo e al dubbio, e a quelli che ci dicono che non ce la possiamo fare, noi risponderemo con quella professione di fede immortale che riassume lo spirito di un popolo: sì, possiamo farcela.
Grazie. Dio vi benedica. E che Dio benedica gli Stati Uniti d'America.
(Traduzione di Fabio Galimberti)

 

 

9 nov 2008

LAICITA' ed ACCOGLIENZA




























Andavo in Belgio per lavoro ed ho trovato questa pubblicità all’aeroporto. 

Per me ILLUMINANTE. Per la LAICITA’ del CNGEI, per l’ATTIVITA’ NAZIONALE SULL’ACCOGLIENZA. È per una banca (HSBC Bank)? E chissenefrega…Brava la HSBC Bank!

broccoli e torta al cioccolato

Bon, Mauvais, Mauvais, Bon (Buono, cattivo, cattivo, buono)

Stivali e ciabatte

Cool, Pas cool, Pas cool, Cool (Alla moda, fuori moda, fuori moda, alla moda)

Bicchieri

Moitié vide, Moitié plein (Mezzo vuoto, mezzo pieno)

spiegazione:

Essere aperti al mondo, è comprendere le differenze dei punti di vista.

Danza e Golf

Passionnant, Ennuyeux, Ennuyeux, Passionnant (Avvincente, noisos, noioso , avvincente)

Cane e Gatto

Vilain, Mignon, Mignon, Vilain (Brutto, Grazioso, Grazioso, Brutto)

Torre Eiffel e Piramide

Folie, Génie, Génie, Folie (Follia, Genio, Genio, Follia

scarpa da calcio e da danza

Force, Agilité, Agilité, Force (Forza, Agilità, Agilità, Forza)

Segnale stazione ferroviaria Ciascuno  Victoire, Défaite, Défaite, Victoire (Vittoria, Sconfitta, Sconfitta, Vittoria)


scarpe classiche e da ginnastica

Journée, Soirée (Giorno, Sera)

Sera, Giorno (Evening, Day)

Ognuno ha il suo punto di vista sul mondo, qual è il vostro ?


OMAGGIO A TROISI

La Reggia di Caserta: il mio Sogno Eterno

Dissacrante ed esilarante!

ptg leone 1982 sez. Portici

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La notte dei cristalli: germania, 9 novembre 1938

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