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18 lug 2008

presidenza e vicepresidenza del World Scout Commitee


con due votazioni 6-6 e la terza 7 a 5, il Chairman del World Scout Committee è lo stautnitense Rick Crock, mentre i 2 Vice Chairmen sono lo spagnolo Mario Diaz e il Coreano Simon Rhee. Vuol dire che avevamo visto giusto, se Gregory fosse stato eletto, i calcoli avrebbero portato ad una presidenza libanese. Ma tant'è.


Il blog continua con il riassunto di Mariano.... a lui la parola!


La routine mattutina prima della colazione si compie stamani senza problemi. Nella sala da pranzo prendiamo posto accanto alla segretaria internazionale Agesci, Letizia e a noi si è aggiunge dopo un po’ Toni. I consueti piatti ingolfati di carne di maiale e salse di tutti i colori, sono arricchiti, sempre dall’ottimo Sergio, con la novità del giorno. O, meglio, con una pietanza disponibile dal primo giorno, ma fino ad oggi evitata in ragione del tempo di preparazione e della conseguente coda che lambisce il tavolo in cui è servita. Ma Sergio stamattina sembra disposto a tutto, sicché non c’è ostacolo che tenga. Si sistema al suo posto e attende fiducioso che l’abile cuoco mescoli le uova con qualche erbetta e delle spezie e porta poi trionfante al tavolo una sorta di omelette fumante. La sua fragranza è talmente penetrante che anche Letizia, normalmente più morigerata, si fa tentare e chiede a Sergio di prenderle quella leccornia. Indi il rito della coda si ripete e con esso il ghigno di un Sergio trionfante mentre reca la seconda omelette alla nostra compagna… di merende!
L’occasione è gradita per scambiarsi le esperienze della sera prima. Raccontiamo entusiasti della nostra sauna e lei sviscera i dettagli del loro tour nell’isola, tra un villaggio finto e la scalata del vulcano effettuata con temperature caraibiche. Non può mancare lo sgomento per la serata a Jeju, da noi scientemente glissata. Nelle parole di Letizia, confermate poco più tardi da Luca, la città è un agglomerato informe di viuzze prive del fascino dei nostri paesi montani. Per di più, l’aria è gonfia di odori tutt’altro che piacevoli e l’assetto urbanistico della località non sembra aver indotto il progettista a concepire una piazza, con qualche caffè intorno e magari un tavolino. La questione è doppiamente disarmante, ove si consideri che il programma della conferenza espressamente prevedeva che i partecipanti provvedessero autonomamente alla cena. La nostra delegazione se la cava all’italiana: segue dei malesi, certo più edotti di noi sui costumi locali, e si fionda in un ristorantino niente male. Intendiamoci: tutto spezie, cremine e aglio, ma con pietanze tutto sommato mangiabili. Almeno stando ai racconti di Letizia.
La consueta riunione mattutina di delegazione si apre all’insegna della sconfitta annunciata. Il rapido giro di tavolo consacra i simpaticissimi singaporesi come i nostri preferiti per ospitare il XXIII Jamboree mondiale. Dall’altra parte c’è il Giappone, con cui l’Italia ha rapporti solidi ma che, tra le altre cose, ha già ospitato un Jamboree – con tanto di alluvione – nel 1971. Tutti d’accordo, dunque. Il voto sarà chiaro, ad onta del fatto che la delegazione giapponese siede in conferenza proprio accanto a noi.
Giunti nella sala che ospita i lavori, sono proprio i nipponici a cominciare per primi. Con formalissimo fair play, era stato il presidente della conferenza, Philippe, a sorteggiare il giorno prima quale dei due Paesi avrebbe avuto l’onere di rompere il ghiaccio. La presentazione è scandita dalle solite slide in power-point, dalle parole del direttore del progetto e dalla corsa forsennata di scout di tutte le età che brandiscono in modo un po’ minaccioso degli aerei gonfiabili, a testimoniare, platealmente, il contributo che le aviolinee daranno all’evento. Il che riporta alla mia mente l’incubo del Thai-box, la vaschetta di cibo che al Jamboree in Tailandia eravamo costretti a consumare a pranzo. Offerta dalla Thai Airlines, conteneva versioni demodé dei nostri rustici, succhi di frutta salati imbevibili e vomitevoli, nonché pollo in gelatina e patate fritte nella scorsa era geologica. In teoria, il cibo si sarebbe potuto riscaldare nei forni appositamente allestiti nei supermercati Jam, in cui la temperatura era di almeno 25 gradi inferiore a quella esterna. Ma la loro localizzazione era talmente lontana dai luoghi d’attività che non c’era altra scelta: trangugiare il cibo cercando di masticare il meno possibile. La situazione indusse i più a fingersi vegetariani in quanto il pasto a questi ultimi destinato era assai migliore di quello servito agli altri.
I ricordi vengono interrotti dall’applauso finale che fa da anticamera a Singapore. La presentazione glissa sul sito del campo e si concentra su un Paese che è incrocio di almeno tre diverse culture. Poi parte un video in cui protagonista è Russell, bimbo di sei anni che viene indotto dal nonno a diventare scout e sogna di ospitare il Jamboree. Quando, fermato il nastro della proiezione, le luci tornano a inondare il palco, Russell è lì, in carne ed ossa, e strappa a tutti applausi e tenerezza. Il direttore del Jamboree fa il suo intervento, seguito da un coinvolgente ballo al ritmo dei tamburi e accompagnato dalle sinuose movenze di un drago dagli occhi teneri e enormi.
La chiamata all’urna ripete in stile un po’ più misurato la parata del giorno prima. La delegata albanese ha sfoggiato per l’occasione una maglietta attillata che premia il suo giovane viso e la sua corporatura esile. La kazaka anche stavolta ha indossato un sandaletto da mare e una mise eccentrica: pantalone verde e maglia bianca traforata. L’Australia manda a votare la sua delegata più giovane, che sorride per l’emozione, mentre il Kiribati, ameno Paese membro di Wosm, compie anche stavolta il suo dovere con eleganza. Un po’ come il nostro Roberto, sempre nei ranghi.
L’esito della votazione è annunciato alle 11.15. Con oltre 500 voti a fronte dei 364 raccolti da Singapore, il Giappone si aggiudica il Jamboree 2015. Questa volta la doccia fredda non arriva. Ci siamo spostati da sotto la finestra della signora infingarda. Ma serpeggia la convinzione che per ottenere qualcosa l’Italia debba votare in maniera opposta a ciò che pensa. Tanto vincono sempre gli altri. Ad ogni modo, ci congratuliamo coi nipponici, nostri vicini di casa ed esprimiamo il nostro rincrescimento a Singapore che, pur con i nostri 6 voti, non ha raggiunto l’esito sperato. Chissà come faranno a dirlo a Russell…
Il risultato del voto trasforma i nostri simpatici amici in un’efficiente macchina da guerra. Lo stand del Jamboree viene smontato: via tutti i gadget, i cartelloni, i distintivi e qualsiasi riferimento alla sconfitta subita. Gli stessi sinagoperesi sembrano dileguarsi, inghiottiti negli autobus o negli hotel, comunque lontani da un conferenza ostile. In realtà, a pranzo avremmo scoperto come siano pronti a sostenere il Giappone e abbiano tutto sommato accettato la dura sconfitta.
La seconda sessione mattutina se ne va tra lancio del Moot del 2010 in Kenya, riassunto del Jamboree 2007 in Inghilterra, presentazione della conferenza in Brasile nel 2011 e così via. Il ritmo è scandito solo dalla cerimonia del Lupo di bronzo che a mio avviso dovrebbe andare honoris causa a chiunque assuma la decisione masochistica di dirigere un Jamboree. Sicché quello consegnato a Bill (?), l’inglese che ha gestito il Jam del centenario, è meritato. Come lo sono gli altri, almeno a sentire le motivazioni.
La cerimonia di consegna dei regali all’Host Committee viene annullata sicché il nostro dono, opportunamente adagiato sul tavolo, resta intonso. Se ne parla domani. Peccato. Ci eravamo tutti vestiti a festa per l’occasione. Meno male che c’è stata la consegna del Bronze Wolf…
A pranzo non abbiamo tanta fame. Ci concediamo solo un po’ di frutta. E una chiacchierata con Brigitte, unico esemplare di scout donna nei Boy Scouts of America. Ci spiega che solo fino a 14 anni i BSA accettano esclusivamente maschi. Nei venturers c’è un progetto aperto alle donne che poi possono anche divenire Capi. Ma di contare qualcosa non se ne parla. Gli “alti funzionari dello scautsimo”, come li chiama lei in perfetto italiano, visto che è spostata ad un valdostano, sono tutti uomini e perlopiù ricchi. Ma le cose cambieranno, ne è quasi certa. Forse quando anche le Girl Scouts of America si decideranno ad accettare uomini nella loro associazione.
Il pomeriggio vola via tra numerosi incontri e workshop. Ritiriamo un kit sulla membership, cerchiamo di capire come fare, domani, ad arrivare all’aeroporto, partecipiamo ad un incontro con le associazioni laiche e pluraliste, ad un summit del gruppo di Lisbona per le risoluzioni da votare l’ultimo giorno e facciamo pure una verifica associativa. Il tutto condito da un vis-à-vis col nostro membro di contatto della Regione Europa, il finlandese Henrik.
Poi ci prende l’angoscia delle valigie da preparare e fuggiamo in hotel in taxi, per la modica cifra di 2.300 won, circa 1 euro e 50. Giunti in stanza non resistiamo alla tentazione di un’altra sauna. Essendo diventati più esperti ci concediamo anche il lusso di un balsamo all’henné per i capelli e non paghi del nostro narcisismo, svuotiamo litri di crema tonificante sul nostro corpo statuario. Indi saliamo in stanza.
Dopo una lunga valutazione sul da farsi, optiamo per cenare in camera, con un modico club sandwich al costo di 18.000 won. Quando il cameriere arriva, il carrello portavivande è una ridda di vettovaglie. Due bicchieri d’acqua riflettono le posate argentate che lambiscono un candido piatto adorno di ben 8 tramezzini impilati e oblunghe patate fritte ricoperte di paprica. A lato una vaschetta ospita il ketchup ed un’altra degli ortaggi che solo Sergio ha il coraggio di assaggiare. Il pasto è ben più ricco delle nostre aspettative. A saperlo prima avremmo forse evitato il ristorante coreano e quello giapponese. Cui comunque è valsa la pena andare.
È solo sul far della sera che si consuma lo scioccante rito del packaging. Io me la cavo senza troppo patire: ho evitato di accumulare gadget a monte e ficco tutto in un ordine grosso modo accettabile. Sergio pianifica invece la sua strategia. Con fare inizialmente composto, comincia a riordinare gli abiti e selezionare cosa portare in Italia e cosa invece lasciare in Korea. Poi, ad onta dell’aria condizionata, la temperatura sale e lui leva via la maglietta. Si dà da fare con le scatole dei regali che ha comprato. Getta sul letto, prima cauto e poi stizzito, tutto ciò che avvolge gli asciugamani wosm. Mentre il sudore gli cola dalla fronte, fa fuori anche tutti i pacchettini che contengono i ferma foulard, i gemelli in finto oro, l’elegante cinta nera che ha comprato in vista di chissà quale reception futura. (A proposito, anche qui in Korea si è portato l’abito da sera. Ma non l’ha usato. Sicché esso è stato solo un inutile ingombro. Prima in aereo e poi sulla gruccia del guardaroba in hotel).
L’operazione non sortisce l’effetto sperato e Sergio si rammarica che la fisica non abbia ancora inventato la compenetrazione dei corpi. Il monte Tabor, formato dai suoi panni misti ai cadeaux, svetta sulla calma piatta del lago di Tiberiade che è la sua valigia. Non riuscendo a chiudere il trolley, il capo scout passa al piano B. Apre le tasca del porta-abito che avvolge il suo tuxedo e lo riempie , senza ritegno, di ogni bene materiale, ivi compreso uno zainetto, un ombrello ed una tazza bis della conferenza: il suo kit non gli bastava, sicché ha pensato bene di prenderne un altro. Divide opportunamente i panni sporchi in varie sacche. Gonfia lo zaino del bagaglio a mano con ogni cosa visibile e invisibile. Dunque si dà, col mio apporto insostituibile J, alla penosa opera di chiusura della valigia, realizzata solo grazie alle sue pressioni sulla tela ed ai miei esercizi di tira e molla con la zip. Soddisfatto, benché esausto, per l’operazione, Sergio realizza che mancano all’appello il suo beauty e la sacca delle medicine. Ma nella hall ci attende la riunione di delegazione.
Alle 22, dopo aver scoperto che in conferenza gli altri hanno assistito ad un meraviglioso spettacolo pirotecnico, analizziamo tutti insieme le risoluzioni da votare l’indomani. La discussione procede rapida e lontana dalla mente di Sergio, ormai vinta dall’abbraccio di Morfeo. Roberto se ne accorge anche se il capo scout fa finta di seguire tutto con attenzione. Si risveglia solo per il momento della foto quando la coreana da noi chiamata a scattare le istantanee procede spedita con le macchine digitali ma indugia circospetta con quella tradizionale, la cosiddetta “old car” (letteralmente, macchina vecchia). Non sa bene dove e come guardare. Prima la allontana, poi la avvicina. Infine scatta alla meno peggio. E sorride, soddisfatta di sé.
La serata si conclude con un brindisi insieme. Poi salutiamo chi resta. E saliamo in stanza. Domani ci aspetta il lungo viaggio di ritorno. A proposito. Il beauty e la sacca dei medicinali sono finiti nella mia valigia, insieme alla macchinetta del caffè!
Il post di domani sarà scritto da Babacar, il nostro Commissario Internazionale che è rimasto a difendere i colori del CNGEI insieme a Luca Scarpiello, delegation obsever & Youth Advisor...

17 lug 2008

giornata di ELEZIONI alla W S Conference

gli eletti al comitato mondiale:
Mr. Eric Khoo Heng-Pheng (Malaysia)
Mr. Wahid Labidi (Tunisia)Mr. John May (United Kingdom)
Mr. John Neysmith (Canada)Mr. Oscar Palmquist (Brazil)
Mr. Simon Rhee (Korea)
Per un termine di tre anni: Mr. William F. “Rick” Cronk (USA)

Chiedo a Mariano, nella delegazione del CNGEI e mio compagno di stanza, di scrivere lui il post per il blog... ecco il suo resoconto semiserio tragicomico...

Al solito la sveglia di Sergio suona prima di quella dell’hotel, da me opportunamente programmata ogni sera usando il telefono, con l’ausilio di una voce che parla il difficilissimo coreano, seguito dall’usatissimo giapponese, per concludere poi con un inglese sdrucciolevole, come le erre pronunciate elle (davvero, non per scherzo).
Sergio si fionda in bagno. Questione lunga. Ne approfitto per indugiare un po’ nel letto, ma alle 8.00 abbiamo riunione di delegazione e non possiamo permetterci di fare tardi: stamani in conferenza si votano i delegati ed è chiaramente un momento importante. Sicché mi alzo e comincio a preparare lo zaino, sempre ingombro di inutilierie varie: regali delle delegazioni, souvenir dal dubbio gusto, spille scout ultimo grido che finiranno in un cassetto e gadget sospesi tra l’eccentrico e il bizzarro.
Poi il bagno si libera, finisco di prepararmi e usciamo., ma siamo in ritardo sulla tabella di marcia di circa 10 minuti. Giunti all’ascensore, Sergio ricorda di avere dimenticato il foulard ed al ritardo si accumulano ulteriore cinque minuti: con tutta probabilità, dovremo rinunciare alle uova strapazzate perché non ci sarà il tempo di consumare la solita, iperbolica colazione.
Invece quando entriamo in sala da pranzo ci sono solo Babacar e Luca sicché possiamo agguantare con avidità i piatti e riempirli a dismisura. Sergio non manca di variare il suo comune menu mattutino e aggiunge ad un bacon sempre saporito e bruciacchiato, le uova strappazzate affogate nella mostarda, puntellate di peperoncino e sposate con due wurstel che hanno tutta l’aria di sentirsi a disagio. Accanto a questo, non mancano ovviamente dolcetti, pane, succo d’arancia e quella strana bevanda marrone che si ostinano qui a chiamare caffè.
Poi si sale, verso le poltrone che ogni mattina accolgono le nostre riunioni di delegazione. Sembra un po’ di essere alle Nazioni Unite, quando gli Stati mettono a punto le proprie strategie per massimizzare il risultato della propria azione diplomatica. Compaiono innumerevoli fogli vergati da penne di colore diverso, si ipotizza la geografia del Comitato mondiale da eleggere, si fanno calcoli – a volte anche complessi – sul numero di voti da esprimere, sulle geometrie variabili della conferenza, sui quorum per essere eletti o restare a mani vuote. Lo scambio è in parte vivace, com’è giusto che sia in questi casi. L’autobus per la conferenza costituisce un pungolo a chiudere le cartine geografiche del voto, la mappe degli scenari possibili. L’Italia sosterrà sei candidati, Un colpo al cerchio e uno alla botte. Non a caso Molotov ebbe a dire che la nostra è una nazione troppo debole per poter fare da sola ma troppo forte per essere ignorata negli scenari internazionali.
Alla meditazione che fa da anticamera alla sessione di voto ci sono solo io, gli altri persi nei passaggi segreti fitti di scale mobili e trappole informative del diafano International Convention center di Jeju. Poi il presidente apre la sessione di voto e uno alla volta i Paesi candidati vanno a riporre il proprio foglietto verde nell’urna. Non mancano scena ad un tempo ilari e significative.
Alcune delegazioni consegnano il proprio foglio aperto, a testimonianza di come la pratica del voto segreto, un po’ dietrologico, appartenga poco alla loro cultura. Vuoi perché spesso le cose funzionano più spontaneamente, vuoi perché la democrazia è esercizio in molti casi ancora assai lontano dalla realtà viva e concreta. Molti si fermano per farsi immortale davanti all’urna trasparente, creando più di qualche intralcio nella coda e spingendo lo speaker anglofono a guardare rassegnato, in qualche caso ad alzare le spalle. La delegata kazaka per l’occasione ha sfoggiato un vestitino a fiori niente male, della serie “c’è un grande prato verde dove nascono speranze”. Il delegato di una nazione europea non ha rinunciato al sandalo sotto il jeans nemmeno in questa circostanza: questione marginale, si dirà. Ma è pur vero che “solo i superficiali non giudicano dall’apparenza”, rammentava Oscar Wilde. Anche Roberto si fa immortalare al momento del voto, mentre dietro i seggi delle delegazioni i candidati aspettano trepidanti. Alla fine qualcuno alza il suo cartellino verde: non è stato chiamato o – più probabilmente – non si è alzato al momento giusto. Lo speaker invita senza parlare a gettare il foglio nel calderone e chi si è visto si è visto.
Poi i canadesi presentano il Rovermoot 2013. Non ci sono candidati alternativi sicché si rinuncia al volto segreto e la location dell’evento è fissata senza difficoltà, con nessun voto contrario e un’astensione. Ora, cosa ci sia da astenersi su questo punto resta arduo da capire. Ma fa scena poter alzare in solitudine il cartellino rosso, con la telecamera che ti inquadra sui maxischermi messi a punto dall’efficiente comitato organizzatore coreano. Dona quel tocco di notorietà e di eleganza da sempre estranea al più comprensibili voto favorevole o contrario. Anch’io un giorno sogno di alzare un cartellino di astensione di fronte ad una platea così distinta e numerosa e poi spiegare che ci sono delle “irrinunciabili ragioni per cui la nostra delegazione ha ritenuto opportuno sospendere il giudizio su questo provvedimento e lasciare che l’assemblea deliberasse in coscienza”, con quel linguaggio diplomatico che è sempre così chic. Charmant.
Prima dei workshop arriva il coffee break in cui incontriamo il capo delegazione della Libia e cerchiamo pure di dargli un regalo opportunamente portato da Babacar. Ma il nostro commissario internazionale nel momento topico scompare e Sergio resta lì a stringere la mano del libico nella speranza che io riesca a trovare una soluzione alternativa che non giunge. Sarà per un’altra volta.
Prima dei laboratori, Sergio chiede a tutti di scrivere cinque righe come report della sessione seguita. Va da sé che a mezzogiorno, a lavori ultimati, perviene solo il mio foglio e manca all’appello, tra gli altri, proprio il suo. Ma lui è contento di aver portato un altro manualetto che si aggiunge alle quattro buste di gadget che ingombrano la sua ala della camera, in bilico sul valigione gonfio di abiti e medicinali, a ridosso dei tre zainetti in uso (quello italiano, quello della conferenza, e quello regalatogli da Singapore), e sotto la sacca della Laundry di cui non ha alcuna intenzione di servirsi. Tant’è, nella vita ognuno è fatto a modo suo.
Poi arriva il momento dell’annuncio degli eletti. Siamo tutti lì a scrivere, nella speranza che i piani strategici elaborati al mattino risultino vincenti. Qualcuno caccia di nuovo le mappe geografiche e le cartine puntellate a mo’ di Risiko. L’annuncio dei voti è una doccia fredda. Anzi ghiacciata. Anzi diciamo che ha il sapore della secchiata d’acqua che ti getta la vecchia infingarda quanto un minuto dopo la mezzanotte indugi ancora a parlare sotto la sua finestra, chiusa da quando Lilly Gruber ha smesso di leggere il TG1 e ha deciso di candidarsi al parlamento europeo. Per carità, quattro dei delegati che abbiamo votato risultano eletti. Alexandro, il quinto, nazionalità greca, non ce la fa. E purtroppo resta al palo anche Gregory Sanchez, belga, da noi appoggiato in pratica dalla prima ora, nella certezza che avrebbe varcato le porte di Ginevra. Invece non sarà così. Le cartine spariscono, qualcuno asserisce di non averle nemmeno mai viste. Lo sgomento non manca, ma è l’ironia quella che domina. Questi italiani, sempre troppo idealisti, capaci di avere successo all’ONU con la moratoria internazionale sulla pena di morte e incapaci di leggere nella sfera di cristallo di Wosm.
Nell’andare a pranzo, Sergio offre ulteriore prova della sua tendenza allo shopping compulsivo e acritico. Raggiante perché sono arrivate le polo ricamate, assai migliori delle magliette col logo appiccicato a mo’ di adesivo, il nostro capo scout si fionda allo stand dello scout shop. Apprende sgomento che gli devo 10.000 won per un disguido occorso nel suo ultimo shopping e che sarebbe qui troppo lungo spiegare. E forte del suo credito, corrispondente a ben 6 euro, dà mandato alla shop assistant di riempire una busta con polo fucsia sgargiante e verde fosforescente che qualcuno apprezzerà con lo stesso piglio educato di chi, ricevendo un regalo che già ha, non ha il cuore di dire al donatore la verità e mente entusiasta dicendo “è proprio ciò che mi serviva”. E ai campi una polo in più serve sempre, soprattutto quando ce l’hai solo tu e puoi sfoggiarla come medaglia al valor civile.
A pranzo Sergio si fa prendere dall’abbiocco: vuole rinunciare alla visita a Jeju, prevista dal programma della conferenza, per andare a rilassarsi in hotel. Babacar gli fa da sponda. Luca asserisce di voler andare in spiaggia. Messo all’angolo, reagisco e, con molta più realpolitik di quella sperimentate per le elezioni, propongo di andare a Jeju ma di saltare la serata in città. Sergio e Babacar accettano mentre Luca si perde da qualche parte.
Appena scesi dal pullman, ci troviamo di fronte un giardino botanico immerso in una coltre di calore tropicale, talmente asfissiante che cedo a Sergio il primo punto della battaglia Jeju\hotel. Uno a zero per lui: al momento non sembra proprio che sia valsa la pena venire. Poi l’agronomo che è in lui si sveglia, e il capo scout comincia scattare foto con piglio giapponese kentie, cicas, cactus e fiori dai nomi impronunciabili e tutto sommato inutili da ricordare. Il punteggio sale dunque sull’uno a uno. Ma poi la stanza dedicata ai fiori è da Sergio definita un’accozzaglia inutile, che vanifica la magia del giardino tropicale, della giungla e dell’habitat dei cactus, sicché si va sul 2 a 1 per lui. Per riscattarmi propongo di salire in cima all’edificio con l’ascensore per ammirare l’isola di Jeju, il che mi permette di strappare un pareggio che sarà poi confermato alla fine del pomeriggio, trascorso con alterne vicende tra viali di bonsai, negozi di souvenir del tutto improbabili, cascate d’acqua tutto sommato gradevoli e la ricostruzione di un villaggio antico dal’aria un po’ artefatta ma nel complesso carino.
Al rientro in hotel Sergio riesce a realizzare uno dei suoi principali obiettivi, alla faccia della conferenza ed in barba alla strategia del lutto che avrebbe dovuto caratterizzare la giornata italiana dopo la secchiata d’acqua delle votazioni. In altre parole, andiamo a fare la sauna. Tra bagno turco, tepidarium, frigidarium, sauna finnica, vasca d’acqua calda, docce a getto continuo e sauna a infrarossi, trascorriamo una serata piacevolissima, vagamente tinta di rosa solo da un simpatico coreano 50enne che ci prova con me con molto tatto e signorilità. Mi dice che sono bello, che gli piacciono gli italiani, che ama la nostra cucina e così via. Ma va via a mani vuote: starà qui solo altri due giorni ed è venuto da solo. Buona fortuna.
Il bagno in piscina che segue la sauna non è altrettanto piacevole. L’acqua è alta al più 1,2 metri e i bagnanti non manco di far galleggiare tavolette, braccioli, ciambelle e perfino un’automobile gonfiabile dalla dubbia utilità. Decidiamo dunque di salire in stanza e Sergio, dimentico delle avances del coreano, mi lascia da solo nello spogliatoio, senza che tuttavia si verifichino altre indecent proposals.
A cena optiamo per il ristorante coreano dove mangiamo di tutto di più in compagnia di Babacar, reduce da una nuotata nel Pacifico (gli avevamo dato appuntamento in piscina, ma ci eravamo dimenticati di lui per via della sauna e del coreano). Le pietanze sono di tutto rispetto, c’è anche un caciucco locale. Il conto non è altrettanto piacevole, ma c’è poco da fare. Bisognava pur tirarsi su dopo una giornata come questa.
Indi eccoci qui in hotel, dopo un caffè all’italiana uscito fumante dalla macchinetta elettrica che Sergio aveva portato per il festival internazionale e che chiaramente in quella circostanza non abbiamo potuto usare perché non c’era la corrente. E perché l’avevamo lasciata in hotel. Si parla un po’ in video chat su skype e poi tutti pronti per il blog. Unica magra consolazione al fallimento della nostra strategia.
Historia magistra vitae, gente. Non abbiamo sbagliato, non fatelo anche voi. O, in alternativa, apritevi un blog per sfogare le delusioni. Non prima di una bella sauna.

15 lug 2008

wosm conference: lunedì 14 luglio report


Giornata dura.
Sveglia alle 6,30. Solo alle 6:50 riesco a mettere però i piedi giù dal letto. Mariano poco prima. Alle 7:30 siamo già nel ristorante a fare colazione. Appuntamento alle 8 con tutti gli italiani per fare il punto della situazione e stabilire la tattica per la giornata. Il primo obiettivo: riuscire a fare un discorso a nome dei diversi paesi del Gruppo di Lisbona. Estenuanti mediazioni ci portano però in un vicolo che non sbocca su un autostrada: le affermazioni di denuncia e di rilancio della democrazia nel movimento vengono prima edulcorare, poi limate, poi cambiate fino a rendere la dichiarazione molto soft. Viene letta dai finlandesi, coinvolti all’ultimo secondo dai francesi. Non siamo particolarmente soddisfatti del risultato, né tantomeno i Catalani. Anzi, questi ultimi hanno trovato il coraggio di osare, andando non più in combinazione con gli altri ma in completo isolamento, puntando a dire e a chieder conto di chi ha la responsabilità della crisi wosm, come ha potuto farlo, perché lo ha fatto. Bravi i catalani, veramente bravi. Noi abbiamo cercato di mantenere unito il gruppo fino al punto di rinunciare all’accusa; loro hanno puntato dritto all’obiettivo.
La platea ha apprezzato l’intervento dei catalani.
Relazione del Chairman del World Scout Commitèe Phillippe Dacosta, del Facente funzioni del segretario generale Luc Panissod, del Tesoriere. Alcune meno belle, altre più efficaci. Ma sottotono, come se la crisi wosm non fosse nata dal problema dei pagamenti delle quote, la relazione del tesoriere non cita i problemi di cassa. Politically correct.
Ma la controreplica di Phillippe, però, chiarisce ai catalani responsabilità di alcuni “che non si sono comportati da scout”. Di più non dice, ma per noi finalmente è un riconoscimento.
La proclamazione dell’ammissione di nuove NSOs che si aggiungono nell’elenco di WOSM: Montenegro, Serbia, Russia, per citarne alcune… molto emozionante la cerimonia.
Nel pomeriggio, incontro con i candidati al WS Committee: alcune risposte che i candidati hanno dato sono risultate infelici. Le teniamo per noi e le condivideremo quando, domani di federazione, dovremo decidere a chi votare.
Cerimonia di apertura: l’intervento del primo ministro e danze tipiche coronano una coreografia tecno. Nulla di entusiasmante.
A sera, riusciamo ad organizzare una riunione con alcuni paesi - a partire dal Gruppo di Lisbona per estendere l’invito anche ad altri - per discutere alcune risoluzioni che portogallo, spagna ed italia hanno redatto e sono pronte a lanciare. Hanno aderito tanti paesi (con l’aggiunta di Malta e Belgi non francofoni ma senza i francesi). Pensiamo che dobbiamo prepararci ed arrivare al Gruppo di Lisbona di domani a mezzodì più preparati, condividendo i passi da compiere con quante più associazioni è possibile. Babacar ed io ci impegniamo a coinvolgere altri paesi; babacar conduce la riunione in maniera egregia. Tutti escono molto soddisfatti dall’incontro perché si è trovato un punto d’incontro su tutte e tre le risoluzioni da presentare, cosa veramente rara.
Si ritorna a piedi all’hotel, visto che abbiamo perso l’ultima navetta delle 22:05. Tre quarti d’ora di camminata con zaini in spalla di tutte le mercanzie che ci portiamo dietro per l’intera giornata più tutte le cianfrusaglie comprate durante le pause. Sudata megagalattica! Il clima da piena stagione dei monsoni fa dell’aria una cosa insopportabile, umidiccia, che fa sudare solo al respiro.
Si rientra in albergo e si fa riunione di federazione: commenti della giornata e considerazioni di opportunità sviluppate o non colte, errori commessi e come rimediare, successi raggiunti e come capitalizzarli.
Una bella delegazione, non c’è chedire, di una bella Federazione. Si gioca di squadra, qui…
A domani

14 lug 2008

conferenza WOSM: giornata di preparazione

Oggi la giornata è iniziata con calma…sapevo che sarebbe stato un crescendo e volevo sfruttare gli ultimi attimi di calma per vivere ancora un po’ di relax in albergo…studio dei documenti e traduzione del nostro Progetto del Mediterraneo in inglese e francese: una proposta da fare a tutti i paesi che si affacciano sul mare nostrum per fare scambi culturali e sperimentare conoscenza e accoglienza con reciprocità nel pieno rispetto della propria identità. E’ un altro passo che stiamo compiendo nell’applicazione del programma mio e di doriano di candidatura alle cariche attuali.

Alle 14 siamo nella navetta che ci porta all’International Conference Center, dove si svolge la World Conference. Siamo in compagnia dei nostri carissimi cugini di AGESCI, appena arrivati e, senza passare per il via (come al monopoli! Senza passare dalle camere) sono venuti direttamente a registrarsi. Con 25 ore addosso di viaggio, sono veramente distrutti, come noi ieri.

Arriviamo al centro e ci fiondiamo nei lavori dei PRE WORKSHOP: riusciamo a partecipare a quello per l’ambiente e a quello per rover.


Nel primo caso si lancia il World Environmental Programme. È diviso in due parti: “Esplorare e Riflettere” la prima, ed “Agire” la seconda. Sono i due grandi steps del percorso. Ogni percorso ha 5 filoni: Aria ed Acqua Pura, Habitats Naturali, Rischi da Sostanze Pericolose, Comportamenti inquinanti (non so se traduco bene, ma mi sembra questo il senso), Catastrofi e reazioni ad esse. La seconda parte, quella di AGIRE; prevede un progetto ecologico locale che punta a sviluppare analisi dei punti precedenti (tutti o in parte) e dare risposte per tutte le fasce di età attraverso i punti del METODO SCOUT.

Le NSOs e le Associazioni Nazionali sono invitate ad aderire al Progetto. Il CNGEI, in qualche modo già lo fa attraverso la nostra attività nazionale dell’ACCOGLIENZA, attraverso il progetto “nemmenounagoccia”; il progetto COLLE ALTO potrebbe essere un esempio da portare alle altre associazioni mondiali di SCENE (Scout Centres of Excellence of Nature and Environment). Altri dettagli possono essere trovati in http://www.scout.org/en/about_scouting/the_youth_programme/environment.

Il progetto per fascia rover è invece denominato SCOUT OF THE WORLD AWARD. È per fascia di età 16-25 anni capaci di coinvolgere persone anche all’esterno dello scautismo per farle aderire alle proposte che il gruppo fa e, attraverso il coinvolgimento, far conoscere lo scautismo. Attraverso questa via dell’azione, tanti altri giovani potrebbero avvicinarsi al movimento.

3 temi fondamentali nella proposta che richiedono comprensione, competenza, conoscenza per la vita su un pianeta sempre più piccolo: PACE, AMBIENTE, SVILUPPO. Ma la cosa che più mi ha interessato è stato l’approccio con cui si è partiti: ci hanno fatto fare un giochino, chiedendo ad un delegato di altra nazione qual è il problema più importante da risolvere per la società del paese di provenienza. Dopo un po’ si è discusso sulle possibilità di soluzione dei problemi con suggerimenti di persone di paesi diversi dal proprio, stimolando così nuovi approcci al problema, nuove soluzioni, diversi punti di vista. Ma soprattutto, lo scautismo pronto a buttarsi per risolvere i problemi del proprio paese.

La mia riflessione su questa proposta: ma mi sembra molto vicina ancora una volta, alla proposta della nostra attività nazionale… se riusciamo a coinvolgere altre persone di altre associazioni del nostro territorio, altri singoli che vogliono fare attività che migliorino il mondo INSIEME A NOI, nelle nostre realtà locali, allora stiamo applicando il secondo anno dell’attività nazionale dell’ACCOGLIENZA. Pensateci un po’. Mi sembra proprio la stessa filosofia. Per maggiori info: http://www.scoutsoftheworld.net/.

Poi iniziano le riunioni…a cascata: ricevimento da singapore, che si candida per accogliere il prossimo Jamboree e che quindi offre la cena a tutte le delegazioni…si coglie l’occasione per incontrare gente, scambiarsi idee, prepararsi all’indomani, che già si prospetta difficile. L’argomento clou è la Governance, la Democrazia, i Diritti delle NSOs e come tutelarli. Poi ci siamo incontrati con il Gruppo di Lisbona, un network fatto da Portogallo, Spagna, Catalunia, Francia, Belgio, Lussemburgo, Svizzera, Italia (spero di non aver dimenticato nessuno): ciò che ci unisce è la visione molto educativa del movimento scout, molto orientata ai ragazzi e poco alla struttura organizzativa-logistica. Cerchiamo di coordinarci per le mozioni che dovremmo presentare e un primo passaggio per valutare i candidati da supportare. Certo che pesa l’aria che si respira dopo la crisi di novembre. Missoni non c’è più ma ciò non ha risolto, per molti, il grave problema di gestione democratica del movimento. Ma non sembra che tutti siano concordi, anzi altri pensano che il movimento sia stato salvato da una crisi profonda.

infine, a seguire, la riunione della FIS: tutti insieme, agesci e cngei, a discutere sul da farsi, sulle info che circolano, su come muoversi domani, cercando di coordinarci al meglio per giocare all'unisono in una squadra al meglio strutturata.


Vedremo domani. Vi terrò aggiornati.


Buonanotte…in Italia sono le 19:13, qui sono le 02:13 del mattino… ed è solo il primo giorno.




12 lug 2008

Arrivo a JEJU




siamo appena arrivati!!!!


dopo 25 ore di viaggio, siamo in camera!!!! non ci sembra vero. Partenza all'alba (alle 5 eravamo in aeroporto a napoli e mariano, anche lui delegato, ha dormito a casa mia) e raggiungiamo monaco di baviera. cambio per seoul dopo 10 ore di viaggio. cambio a seoul e arrivo a jeju, un'isola a sud della corea. viaggio estenuante ed emozionante: da quando mi son sentito male in aereo - scoprendo poi una reazioen da stress che ha coinvolto il nervo vago - ero fortemente in ansia per questo viaggio infinito. avevo paura che mi potesse venire un attacco di panico così come mi è venuto ogni volta che ho preso l'aereo da quel week end comasco (27 gennaio 2008) quando sono andato a far visita alla sezione di como ed ai nostri amici della FIS-FIAS RAIDER di como. Ho comprato due braccialetti che sono un surrogato dell'agopuntura (almeno così vengono venduti) e li ho indossati ai polsi: sarà stato il caso, i braccialetti o le battute continue con mariano, ma degli attacchi di panico nemmeno l'ombra. in compenso, le orecchie sono saltate ed ancora adesso, dopo circa 10 ore dall'arrivo, non sento bene con un orecchio e con l'altro non sento proprio.


abbiamo fatto una bella passeggiata a piedi fino all'International Conferences Center, dove si svolgerà la conferenza mondiale: un paesaggio mozzafiato in un'isola molto verde e con tantissimi hotel. ma la cosa bella è il silenzio, la calma che la natura intorno trasmette.
abbiamo fatto la registrazione ed abbiamo incontrato subito Therese, la vice presidente del comitato mondiale, Creg, Chairman del Comitato europeo, Joan, il presidente della Fondazione, Joao, del comitato europeo... con tutti abbiamo già scambiato qualche battuta. Con Creg abbiamo ribadito l'appuntamento che ci sarà lunedì mattina con tutte le NSO (National Scout Organization - la FIS è una NSO) dell'Europa per costruire il futuro. la tensione c'è e si sente, ma sono abbastanza stordito per impegnarmi in qualche ragionamento più approfondito: potrebbe creare qualche problema e non è il caso. ci siamo solo soffermati a scambiare qualche battuta con ciascuno: ciò che ho percepito è la volontà di cercare di costruire, cercare punti di connessione. mi sembra che tutti, almeno sulla carta, sono interessati all'unità del movimento. e se questo viene detto innanzi tutto, vuol dire che c'è una minaccia da eliminare.
staremo a vedere.
ora ho comprato una connessione a pagamento in hotel: speriamo di poter usufruyire di una connessione wireless durante la conferenza.




OMAGGIO A TROISI

La Reggia di Caserta: il mio Sogno Eterno

Dissacrante ed esilarante!

ptg leone 1982 sez. Portici

ptg leone 1982 sez. Portici

La notte dei cristalli: germania, 9 novembre 1938

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