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23 dic 2008

Auguri a tutti con questo spunto di riflessione...

ODE ALLA VITA

 

Lentamente muore 
chi diventa schiavo dell'abitudine, 
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, 
chi non cambia la marcia, 
chi non rischia e cambia colore dei vestiti, 
chi non parla a chi non conosce. 

Muore lentamente chi evita una passione, 
chi preferisce il nero su bianco 
e i puntini sulle "i" 
piuttosto che un insieme di emozioni, 
proprio quelle che fanno brillare gli occhi, 
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, 
quelle che fanno battere il cuore 
davanti all'errore e ai sentimenti. 

Lentamente muore 
chi non capovolge il tavolo, 
chi è infelice sul lavoro, 
chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno, 
chi non si permette almeno una volta nella vita, di fuggire ai consigli sensati. 

Lentamente muore chi non viaggia, 
chi non legge, 
chi non ascolta musica, 
chi non trova grazia in se stesso. 

Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, 
chi non si lascia aiutare 
chi passa i giorni a lamentarsi 
della propria sfortuna o della pioggia incessante. 

Lentamente muore 
chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,

chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, 
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce. 

Evitiamo la morte a piccole dosi, 
ricordando sempre che essere vivo 
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare. 

Soltanto l'ardente pazienza 
porterà al raggiungimento 
di una splendida felicità.

 

 Martha Medeiros

 

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19 dic 2008

Dell'Assemblea Nazionale

Una bella Assemblea.
Molto bella.
Un dibattito chiaro, fermo, capace di entrare anche nel vivo del confronto acceso, ma mai fuori le righe.
un bel modo di chiarirsi e chiarire.
Abbiamo parlato di metodo, di cose fatte e non fatte, di cose da fare e di come farle.
abbiamo chiarito i perchè e mostrato l'accordo o il disaccordo.

Le responsabilità sono tante e tante volte ci viene da dire "ma perchè?"

Poi pensi ai ragazzi: io ho la fortuna di avere anche una Compagnia, così non mi allontano troppo dalla motivazione principe.
Poi pensi alle sezioni, ai gruppi, a tutte quelle persone che vogliono sentirsi parte della famiglia, che vogliono aiutarti, ognuno a suo modo.
poi pensi a tutti quei ragazzi che non ci sono più, come Elena Tettamanzi.
poi pensi ai tanti ragazzi che solo tra qualche anno avranno l'età giusta per iscriversi al CNGEI e prestare la Promessa: già immagino il giorno fatidico in cui Daniele, mio figlio, la farà (se vorrà farla) e già mi emoziono. E chissà come piangerò quando anche Riccardo, l'altro mio figlio, vorrà pronunciare l'inizio di una vita nuova... Prometto sul mio Onore ...
E riconoscermi in loro, in quel foulard.
E riconoscermi nel foulard di tutti quelli che hanno prestato la promessa da scout.
E tiro un sospiro, mi rimbocco le maniche e trovo nuova energia.

Si, bisogna riuscire a lasciare il mondo un po' meglio di come lo abbiamo trovato.
E lo scautismo ed il CNGEI possono farlo.
Ed io posso aiutare il CNGEI a farlo.

son qui. in prima linea. a svolgere il mio servizio.

18 dic 2008

ciao Elena!

Ricevo dalla comunità capi a cui apparteneva Elena e volentieri pubblico.

E’ un modo per abbracciarsi. In famiglia si fa così.

sergio

10 dic 2008

dopo un lungo silenzio...

… … … Torno a scrivere.

Avrei voluto scrivere del post assemblea nazionale.

Oppure del contenuto delle mie risposte date in assemblea.

Forse della opportunità per chi vuole candidarsi o meno per il prossimo triennio.

Su crisi finanziaria e educazione all’essenzialità.

Su Multietnia e multi religiosità in una società italiana che sta cambiando, dell’incontro per dirigenti FIS che si terrà a Palazzo Chigi il prossimo sabato.

 

Avrei voluto parlare della crisi che investe la politica napoletana.

 

Avrei potuto parlare di cosa succede in Grecia in questi giorni.

 

O dell’utilità di facebook (nonostante i delatori inizino ad aumentare).

 

 

Ma il mio cervello non si stacca da quella ragazza di 23 anni caduta nel dirupo vicino San fedele d’Intelvi, a Como. Elena Tettamanzi.

Un Capo Scout, una Capo Reparto. 23 anni.

Lo sono stato anch’io, Capo Reparto, a 21 anni: non ho mai usato le racchette da neve, anche se ho fatto dei percorsi “un po’ difficili” per  così dire. Ho passeggiato su cengie in montagna dove il piede ci entrava a malapena, aggrappandomi alle ferrate con i miei esploratori ed esploratrici; ho goduto di tramonti in riva al mare ed ho camminato di notte; ho organizzato traversate di laghi con canotti e gonfiabili; ho girato in bicicletta l’Olanda, con i miei ragazzi. Ho dormito in grotte e sotto le stelle, con gli animali selvatici a poca distanza. Ho montato le tende in ogni dove. Ho bevuto l’acqua quando avevo sete, assaporando la purezza della quota per effetto del ghiaccio che si scioglieva in bocca; ho giocato con la neve e sono rimasto bloccato per alcuni giorni per effetto della stessa; ho perso sentieri e ritrovato la via di casa dopo due giorni. Ho preso pioggia, vento freddo; ho sofferto il caldo. Ho sofferto la fame e la sete con i miei ragazzi.  Ho organizzato giochi, ho corso, ho pianto, ho riso. Ho camminato con lo zaino, ho sudato. Ho sofferto le punture delle ortiche e delle api. Ho vogato ed ho esplorato.  

Ho vissuto l’avventura fino in fondo. Per i ragazzi. Con loro.  Grazie a loro.

Sono stato fortunato?

Sicuramente.

Non per essere sopravvissuto.

Ma per aver fatto un bel pezzo di strada della mia vita con i miei ragazzi.

Per aver assaporato la vita. Grazie a loro.

Per aver avuto l’opportunità di scoprire la vita, tutti insieme, ciascuno per il proprio pezzo per cui era in cammino, in ricerca.

 

Fatalità? Forse sono vigliacco, ma è la giustificazione che riesco a darmi.

 

Cerco di immaginare il dolore che un familiare può provare alla perdita di un proprio caro così giovane: impossibile. Provo ad esercitare, in silenzio, una prova d’amore solidale che si espande dal mio cuore ed arriva a quello dei familiari per offrire un pizzico di conforto, di supporto. Non posso fare nulla di più. Il dolore è personale e va rispettato.

 

Gli amici, i compagni, i capi del gruppo, della zona. Nei loro panni non farei altro che ripetere “Assurdo”.

 

Può aiutare il conforto della preghiera: ma bisogna avere una grande fede per insistere.

 

Dio, se mi ascolti, distogli per un po’ lo sguardo da me e dedicati a lei: dalle l’opportunità di continuare a fare il Capo Reparto lassù da te. E’ la cosa più bella del mondo fare il Capo Reparto. Falla diventare la cosa più bella del Paradiso.

 

 

OMAGGIO A TROISI

La Reggia di Caserta: il mio Sogno Eterno

Dissacrante ed esilarante!

ptg leone 1982 sez. Portici

ptg leone 1982 sez. Portici

La notte dei cristalli: germania, 9 novembre 1938

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