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22 feb 2015

#thinkingday #intolleranza #coesistenza COSTRUIAMO LA PACE: Buon Compleanno BP!

Ma perché le persone sono convinte di dover imporre la propria visione del mondo agli altri?

 

Ho diversi pensieri da esporre.

il primo pensiero:

mio figlio a scuola (Scuola Media Salvemini di San Sebastiano al Vesuvio – Na): una ginecologa, a supporto dell’insegnante di scienze, è venuta a rispondere ad una classe di tenneagers “tutto ciò che avreste voluto sapere sul sesso, ma non avete mai osato chiedere”, o una cosa simile, percepita così. Mi sembra una cosa buona. Al ritorno a casa di Daniele, mi ritrovo racconti di cose buone dette (cose ben fatte, avvertimenti corretti, comportamenti da adottare sicuri, ecc) e di una curiosità: la Ginecologa, cattolica, alla scoperta dell’ebraicità di mio figlio, gli chiede del perché “non crede in Gesù” e poi lo incalza, dicendo che lui deve credere alla Verità assoluta, che è Gesù. Io, che sono cattolico e praticante e nel pieno di un percorso interiore molto religioso, non mi son mai permesso di dire una cosa del genere a mio figlio, proprio per rispettare la sua identità. MA PERCHE’ QUESTA SI CONCEDE QUESTO LUSSO? Perché è in una posizione di docente? E che c’entra il suo ruolo con la religione? Che bisogno ha una persona adulta di “fare pressione” su un teenager sperando di fare proselitismo o conversione? Beh, poi ci preoccupiamo della pace nel mondo?

 

Secondo pensiero:

in questi ultimi tempi ci sono stati casi di violenza per motivi di religione, soprusi, guerre… Attentati in Iraq, la guerra in Siria, l’invasione dei migranti dal Mediterraneo all’Italia e tutto ciò che ne consegue, l’ISIS a 500 km dalle coste italiane, la questione francese di CHARLIE EBDO. E tutti a sentire la necessità di dover schierarsi per l’una o per l’altra parte. IO NON SONO CHARLIE. Io non voglio esserlo. Se le parole hanno un senso, per me l’estremismo e l’aggressione è cosa che crea rottura, che lavora contro la Pace. Sia essa una matita o un cannone. Una gola squarciata o una diffamazione (o una offesa) non possono stare sullo stesso piano concreto (non possono esser paragonate), ma sono un’offesa alla dignità umana alla stessa maniera. Si, è vero, l’una sopprime una vita, l’altra la mortifica: due azioni contro la vita, con ripercussioni diverse dal punto di vista esistenziale. Ma quando ho visto cosa ha scritto negli anni Charlie Ebdo, non me la sono proprio sentita di dire “JE SUIS CHARLIE”. Ovviamente, il diritto di parola e di critica deve essere Sacra in un paese democratico: se non condivido ciò che è scritto in Charlie, basta non comprarlo. Ma pensando a ciò che ho visto, mi sento offeso in quanto uomo (che bisogno c’è di offendere con tale acredine un credo religioso e le sue forme? In Charlie ho visto offese ben più profonde per il Cristianesimo che per l’Islam).

 

Terzo pensiero:

chi si trova in condizioni di subire angherie, spesso “pretende” la solidarietà: beh, anche in questo caso la pretesa la trovo ridondante, inutile, che divide e separa anziché unire. A che serve pretendere ciò? Ad aumentare il proprio sentirsi vittima? O ad escludere dalla propria cerchia chi è con me e chi è contro di me? Se io, da napoletano, dovessi pretendere la solidarietà da parte di tutti perché qui si spara per strada e puoi finir vittima inconsapevole, a che mi serve? A creare la sensibilità? Non penso… Ritengo che devo fare qualcosa per creare uno spirito di reazione qui sul mio territorio (se ne ho la forza), così come esprimere solidarietà alle persone che non hanno forze per reagire… ma reagire a delle pretese mi sembra poco efficace. Io oggi penso a tutte le situazioni in cui la Vita Umana viene mortificata e mi sento impossibilitato: una vita uccisa a Gerusalemme ha lo stesso valore di una vita lasciata morire nel Darfur, l’Iraq e le sue uccisioni hanno lo stesso peso (e mi crea la stessa angoscia) di ciò che avviene nelle uccisioni di camorra (e non giudico il morto da che parte sta), la crisi Ucraina e le morti conseguenti; la Siria…. Prego, prego molto… che posso fare di più? Cerco di costruire la pace ogni giorno. Se posso, cerco di non dividere, ma di unire. Non sempre ci riesco, sono un Uomo e fallace. Ma cerco di mettere in evidenza i comportamenti positivi che costruiscono relazioni. Una su tutte: ieri ho saputo che ad Oslo, i musulmani hanno fatto una catena di difesa introno la sinagoga per lasciar pregare gli ebrei in santa pace… Questo è un gesto di COSTRUTTORI DI PACE. Altro che solidarietà scritta. Altro che Islam religione estremista. Ho letto il Corano per curiosità personale, ho visitato sinagoghe, ma non trovo in questi scritti maggiore violenza di ciò che è scritto nel Vecchio Testamento. Le interpretazioni sono o meno adatte ai tempi. Ma ho da dirvi il mio incontro diretto con l’Islam: entrai in una Moschea in un paese africano, un po’ di anni fa. Cercavo l’incontro con Dio (quello “mio”, in un luogo “non mio”). Mentre cercavo di orientarmi, venni catturato dal sorriso di un anziano che faceva le abluzioni prima di pregare… quel sorriso così dolce mi avvolse, mi fece allargare il cuore, mi fece avvicinare a lui ed alla vasca dell’acqua e iniziai a fare la abluzioni anche io, con lui. Nessuno dei due parlava la lingua dell’altro, ma ci capivamo…e lui continuava a sorridermi, pieno d’Amore. Avevo incontrato Dio.

 

Perché scrivo questo proprio oggi?

Oggi è il giorno in cui tutti gli scout del mondo festeggiano la nascita del proprio fondatore, Baden Powell (BP, per gli amici!). Era candidato al premio Nobel per la Pace nel 1939 (ma non fu assegnato per lo scoppio della guerra mondiale): il suo è un movimento di giovani orientati a costruire la pace giorno per giorno. Noi siamo parte di questo flusso mondiale. Sono orgoglio di essere scout. Auguri, BP!

 




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22 nov 2014

Guida la tua canoa - Baden Powell

Quando ero giovane c'era in voga una canzone popolare:

«Guida la tua canoa» con il ritornello»

«Non startene inerte, triste o adirato

Da solo tu devi guidar la tua canoa».

Questo era davvero un buon consiglio per la vita.

Nel disegno che ho fatto,

sei tu che stai spingendo con la pagaia la canoa,

non stai remando in una barca.

La differenza è che nel primo caso tu guardi dinnanzi a te,

e vai sempre avanti, mentre nel secondo non puoi guardare

dove vai e ti affidi al timone tenuto da altri e perciò

puoi cozzare contro qualche scoglio, prima di rendertene conto.

Molta gente tenta di remare attraverso la vita in questo modo.

Altri ancora preferiscono imbarcarsi passivamente,

veleggiando trasportati dal vento della fortuna o dalla corrente

del caso: è più facile che remare, ma egualmente pericoloso.

Preferisco uno che guardi innanzi a sé e sappia condurre

la sua canoa, cioè si apra da solo la propria strada.

Guida tu la tua canoa.

 




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18 ott 2014

lettera di Baden Powell ai genitori di un lupetto

´Suo figlio è entrato oggi nei lupetti, la branca più giovane dello scoutismo e - poichè io sono pertanto divenuto, in qualche misura, un Suo aiutante nella sua educazione - Le scrivo per assicurarLe che le sue azioni ed il suo progresso nel Branco saranno seguiti con un interesse stretto e personale. Come Lei sa, il nostro scopo è di aiutare i genitori fornendo ai loro ragazzi un’allegra comunità di compagni e proponendo loro sane attività per la mente ed il corpo, cosicchè attraverso il gioco essi possano svilupparsi e divenire uomini di successo e buoni cittadini. Non ci proponiamo di prendere il Suo posto nell’affetto del Suo ragazzo, ma soltanto di aiutarLa ad educarlo. Pertanto speriamo che anche Lei da parte Sua ci aiuterà: venendo di tanto in tanto a vedere il Branco in attività; facendo tutto il possibile per incoraggiare il ragazzo a venire alle riunioni di Branco e a lavorare al e prove di pista; interessando al lupettismo i Suoi amici e portando alcuni di loro al e nostre manifestazioni. Non esistono due ragazzi che siano identici, ma noi cerchiamo di tirar fuori il meglio del a personalità di ciascuno di essi. Non esistono due genitori che abbiano esattamente la stessa idea per i ragazzi. Per questo motivo saremmo lieti che Ella potesse vedere sotto quale aspetto, a Suo avviso, la formazione lupetto si adatta o non si adatta al Suo ragazzo e suggerirci ciò che Ella vorrebbe venisse fatto in particolare nel suo caso. Speriamo che Lei scoprirà che la formazione lupetto lo rende forte nel fisico, servizievole e ubbidiente a casa, capace di riuscire nelle sue attività di tempo libero e in linea generale, pieno di buonumore, di disponibilità, di energia. Se Lei trova che il lupettismo ha questi risultati positivi, spero che lo incoraggerà  a continuare ed a passare agli esploratori quando avrà l’età. Non abbiamo una nostra particolare ideologia, non favoriamo una religione a preferenza di un’altra, né teniamo conto degli orientamenti politici o del a classe sociale del e famiglie.

Il nostro scopo è quello di aiutare i ragazzi a divenire cittadini felici, sani e prosperosi e per far questo, abbiamo bisogno del a fiducia e dell’amicizia dei loro genitori. Sinceramente Suo.

Robert Baden-Powell

Taccuino




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12 ott 2014

Ulitmo Messaggio di Baden Powell

Cari Scouts,

se avete visto il film di Peter Pan vi ricorderete che il capo dei pirati ripeteva ad ogni occasione il suo ultimo discorso, per paura di non avere il tempo di farlo quando fosse giunto per lui il momento di morire davvero. Succede press’a poco lo stesso anche a me, e per quanto non sia ancora in punto di morte quel momento verrà, un giorno o l’altro; così desidero mandarvi un ultimo saluto, prima che ci separiamo per sempre.

Ricordate che sono le ultime parole che udrete da me: meditatele.

Io ho trascorso una vita felicissima e desidero che ciascuno di voi abbia una vita altrettanto felice.

Credo che il Signore ci abbia messo in questo mondo meraviglioso per essere felici e godere la vita. La felicità non dipende dalle ricchezze né dal successo nella carriera, né dal cedere alle nostre voglie.

Un passo verso la felicità lo farete conquistandovi salute e robustezza finché siete ragazzi, per poter essere utili e godere la vita pienamente una volta fatti uomini.

Lo studio della natura vi mostrerà di quante cose belle e meravigliose Dio ha riempito il mondo per la vostra felicità. Contentatevi di quello che avete e cercate di trarne tutto il profitto che potete. Guardate al lato bello delle cose e non al lato brutto.

Ma il vero modo di essere felici è quello di procurare la felicità agli altri. Procurate di lasciare questo mondo un pò migliore di quanto l’avete trovato e, quando suonerà la vostra ora di morire, potrete morire felici nella coscienza di non aver sprecato il vostro tempo, ma di avere <>. <> così, a vivere felici e a morire felici: mantenete la vostra promessa di scouts, anche quando non sarete più ragazzi, e Dio vi aiuti in questo.

 Il vostro amico

Baden Powell

 




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1 set 2014

LA MAFIA DEVE CAPIRE CHE DON CIOTTI NON E' SOLO di don Antonio Sciortino Famiglia Cristiana

«Putissimo pure ammazzarlo», impreca durante l’ora d’aria Totò Riina, il capo dei capi, con il compagno di socialità Alberto Lorusso. Non sa di essere intercettato. E non sa che il suo pensiero, le sue minacce, sono la riprova inconfutabile che la Chiesa è uno dei principali nemici della mafia. Riina vorrebbe morto don Luigi Ciotti, fondatore e instancabile animatore di Libera. Lo accosta a don Pino Puglisi, e non è un caso.

Il boss di Cosa Nostra parla con rabbia e acredine del parroco di Brancaccio ucciso dalla mafia il 15 settembre 1993, il giorno del suo compleanno ed elevato agli onori degli altari. Proprio non se lo sa spiegare Riina, perché Puglisi si comportava in quel modo. Ma come? Il parroco deve dire Messa, benedire, celebrare matrimoni e funerali, guidare la processione, ma non uscire dai suoi confini: la chiesa, la canonica, la sacrestia. E, invece, don Puglisi “sconfinava”, faceva di tutto per rendere vivibile un quartiere invivibile, una delle borgate a più alta densità mafiosa di Palermo: voleva una scuola media, un centro per il doposcuola e il catechismo, un oratorio. Voleva un po’ di verde e addirittura un comitato civico. E aveva sfilato in corteo il 23 maggio e il 19 luglio in occasione dell’anniversario delle stragi di Cosa Nostra, aderendo al “Comitato dei lenzuoli” che ricordavano Falcone e Borsellino.

«Il quartiere voleva comandare», commenta il boss con disprezzo. «Ma tu fatti parrino (prete, ndr), pensa alle Messe, lasciali stare… Il territorio, il campo, la Chiesa… Lo vedete cosa voleva fare?». Quella di Puglisi è la Chiesa che “interferisce”, per usare un’espressione cara a don Ciotti.

Non sorprende l’analogia tra don Puglisi e il fondatore e animatore di Libera. «Per me», ha commentato a caldo dopo la notizia delle minacce di Riina, «l’impegno contro la mafia è da sempre un atto di fedeltà al Vangelo, alla sua denuncia delle ingiustizie, della violenza, al suo stare dalla parte delle vittime, dei poveri, degli esclusi».

Lo aveva ripetuto anche a papa Francesco, durante la Giornata della memoria e dell’impegno del 21 marzo scorso celebrata nella parrocchia romana di San Gregorio, dedicata alle vittime di tutte le mafie. E quell’incontro era rimasto ben presente nella memoria del Pontefice, quando in Calabria levò la sua voce contro i mafiosi, scomunicandoli e invitandoli a convertirsi.

Le parole di Riina sono anche una provocazione a riflettere e ad agire. Sono il segnale che l’azione evangelica, ecclesiale e sociale contro le mafie funziona e dà i suoi frutti, ma che tutti dobbiamo proseguire nell’impegno tracciato dal sacerdote. La reazione del boss dà ragione al procuratore di Palermo della stagione delle stragi mafiose Nino Caponnetto, che diceva che «la mafia alla lunga ha più paura della scuola che della polizia».

Le mafie, per don Ciotti, «sanno fiutare il pericolo, sentono che l’insidia, oltre che dalle Forze di polizia e da gran parte della magistratura, viene dalla ribellione delle coscienze». Per questo rafforzare la scorta a questo sacerdote che porta avanti l’intransigenza etica del Vangelo non basta. Servono leggi contro la corruzione, servono norme più rapide sulla confisca dei beni mafiosi. E serve soprattutto un moto collettivo delle coscienze per far capire alla mafia che don Ciotti non è solo, è uno di noi.

 




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OMAGGIO A TROISI

La Reggia di Caserta: il mio Sogno Eterno

Dissacrante ed esilarante!

ptg leone 1982 sez. Portici

ptg leone 1982 sez. Portici

La notte dei cristalli: germania, 9 novembre 1938

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