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12 mag 2008

Nuova Sede Centrale

Sabato e domenica siamo stati in sede centra per la riunione di CN. Ma siamo già arrivati venerdì pomeriggio in quanto, il buon Davide Pecorella, instancabile ed entusiasta collaboratore di questo CN, ci ha fissato un appuntamento con l’avvocato che gestisce la proprietà di uno stabile in cui potrebbe nascere la nostra prossima Sede Centrale.

Si, è da circa un anno che ci domandiamo se continuare a rimanere in Via Otranto o spostarci in un luogo più comodo, più ampio, più funzionale, più raggiungibile. Sin dalla nostra elezione, abbiamo preso i contatti con il proprietario dei locali di via Otranto e abbiamo riscontrato la volontà di adeguare l’affitto a quelli di mercato del quartiere. Questo vuol dire un consistente aumento per un ufficio al di sotto dei 100 mq, dove siamo veramente stretti, affollati, poco comodi, con una raggiungibilità scarsa per auto, con spese elevate per i pernottamenti e per il vitto. Abbiamo così iniziato a cercare gurdandoci intorno, grazie al mandato conferito a Davide Pecorella. Abbiamo visionato diverse opportunità, concentrandoci prima su un ufficio nei dintorni di Piazza Bologna (vicino alla sede dell’Agesci di piazza sant’ippolito), poi su un altro all’EUR, di fronte al palazzo del Lavoro e poco dopo il palazzetto dello sport.

Il primo, quello di piazza Bologna, ci avrebbe dato spazio a sufficienza ma solo per la crescita di qualche anno (poco meno di 200 mq). Volendo realizzare una foresteria per risparmiare sulle spese di pernottamento (a cominciare dai componenti del CN che potrebbero tutti dormire in sede centrale!!!! Fino alla realizzazione delle riunioni di cocon e dei gruppi di lavoro – pensiamo di realizzare almeno 12 posti letto) e avendo un angolo cottura (per preparare da noi i pasti) e considerando che abbiamo acquistato il materiale del Centro Studi Scout Carlo Colombo e che la parte storica del nostro centro studi scout di Trieste potrebbe tornare in sede Centrale, il primo ufficio avrebbe funzionato bene solo per qualche anno. Aggiungiamo anche il fatto che non è proprio facile da raggiungere e non si trova parcheggio facilmente in giro, il posto non era il Top. Ma l’ufficio era molto bello, ben rifinito, con un giardino molto ampio, doppia entrata… ben strutturato.

Il secondo si è presentato male all’inizio perché appena abbandonato dagli inquilini precedenti. Ma molto spazioso (poco più di 250 mq), con armadi a muro nei corridoi, diverse camere che ci permetterebbero di realizzare 14-16 posti letto, adeguare la disponibilità ad avere archivi in sede di tutta la documentazione senza far soffrire le nostre collaboratrici di sede centrale, una sala riunioni che potrebbe diventare, all’occasione, anche una sala convegni perché con porte scorrevoli che dividono 3 stanze collegate e che allargherebbero la stanza principale… un balcone ampio che collega esternamente tutte le stanze; il box che potrebbe fungere da archivio per documenti non importanti; 3 servizi. Ci sarebbe da fare qualche lavoretto dentro, ma lo spazio permetterebbe di crescere tranquillamente per almeno 5 anni.

L’incontro con l’avvocato è stato simpatico e cordiale. La nostra richiesta di ribasso non lo ha scalfito e la nostra richiesta di entrata da fine settembre non lo ha colto di sorpresa. Entrando a settembre, significherebbe progettazione fino a giugno, ricerca di artigiani o impresa per i lavori in luglio, fine agosto trasloco e settembre operatività. Più o meno…

Nell’attesa della risposta dell’avvocato, in settimana tornerò in loco con un architetto, l’architetto Alini che già è coinvolto con noi nella commissione per colle alto, per capire realmente quanto ci costerebbe entrare lì… se poi il gioco non vale la candela, possiamo sempre cercare un altro posto… fino a marzo 2009 abbiamo il contratto in sede che ci permette di rimanere a via otranto.

non mandarmi più email al sergio.fiorenza@cngei.it ma usa solo a sergio.fiorenza@cngei.eu

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4 mag 2008

34° Consiglio Generale Agesci

Messaggio a cui mi sono ispirato e detto a braccio al 34° Consiglio Generale Agesci 1/05/2008

Cara Capo Guida e Caro Capo Scout,
grazie mille per l’invito rivoltoci e fraternamente accettato.
Vi porto il saluto affettuoso del CNGEI e di Chiara Sapigni, Presidente della Federazione Italiana dello Scautismo, impossibilitata ad essere qui tra noi.
Ed è proprio in una ottica di Federazione che vorrei soffermarmi. Dopo diversi momenti di riflessione e di dubbio da entrambe le parti, ci siamo più volte chiesti: quale futuro possibile per la FIS? C'è possibilità di guardare avanti, oltre gli ostacoli?
Ovviamente c'è da misurarsi con le proprie forze ciascuno per il proprio lato, con i propri numeri associativi, con la propria determinazione, con il proprio modo di fare. Ma anch'io mi porto un bel bagaglio di esperienze di collaborazione con Agesci ad ogni livello e mi son detto: Una FIS che sappia essere la CASA COMUNE DELLO SCAUTISMO ITALIANO può ancora esistere, ma a due condizioni insindacabili: la prima è che il CNGEI si curi la sua sindrome di Calimero, la seconda è che AGESCI curi la sua sindrome dell'elefante. La prima si cura evitando di protestare al minimo urto "perche si è piccoli e neri". E' vero, siamo piccoli, siamo pochi ma siamo anche bravi, siamo laici e lo dimostriamo con il comportamento, non solo a chiacchiere, perché ci crediamo. Per superare questa sindrome, ciascuno di noi deve essere pronto a mettere in campo la bontà delle proprie idee non per imporle all'altro, ma per discutere e farne apprezzare la bontà o, quantomeno, l'approccio del punto di vista, da prendere in esame con rispetto in quanto portatore di dignità. Ciò comporta la necessità di saper compenetrarsi nelle esigenze dell'altro per meglio tarare le proprie e non farle urtare con quelle dell'altro e quindi farle apprezzare; si basa sulla capacità di saper mediare oltre ogni limite per trovare il punto che possa andar bene a tutti e che possa diventare non il Massimo Comune Divisore (solo i fattori comuni con il minimo esponente), ma minimo comune multiplo (tutti i fattori comuni e non comuni con il massimo esponente). Questo significa: fare esercizio di laicità (e quindi di accoglienza), creare il presupposto per innescare una escalation di fiducia reciproca (noi, da educatori, sappiamo che la prima cosa per avere successo con i ragazzi è dar loro fiducia: lo stesso atteggiamento paga tra adulti), mettere le basi per farci apprezzare per quello che siamo non per contrapposizione, ma per costruzione collaborativa. La sindrome dell'elefante si cura ponendo attenzione verso l'altro nelle cose che si fanno, spostando il baricentro del mondo dal proprio punto di vista a quello comune, avendo la disponibilità a dialogare e a capire e compenetrarsi nelle ragioni dell'altro. Questo per entrambi è una scommessa molto grossa: deve passare attraverso la cancellazione della presunzione di sapere tutto, di avere sempre la risposta in tasca, di pensare di rappresentare l'intero scautismo italiano e non solo la propria parte. Questa cura necessita di evoluzione nell'approccio e necessità dell'altro per rinforzare il proprio pensiero; significa avere una mentalità di credente che sappia riconoscere pari dignità a chi non crede e viceversa; richiede disponibilità a capire che l'unione delle due parti dello scautismo italiano può agevolare entrambi, può servire ad entrambi, può chiarire ad entrambi i propri confini e trovare spazi per aiutarsi e qualificarsi vicendevolmente.
Questo è stato il contributo dell’attuale comitato federale. Ed abbiamo trovato dei veri fratelli nella Federazione: Chiara Sapigni è diventata il punto di riferimento e garante dell’intero processo, apprezzandola per la sua schiettezza e lealtà; Marco Sala è persona illuminata ma soprattutto di cuore e fraterna, capace di trovare sempre una soluzione se solo riesce a capire e compenetrarsi nelle esigenze dell'altra parte; Paola è stata colei che ha dato spiegazioni ulteriori a passaggi difficili con sorriso e determinazione; Marta, Stefano, Roberto hanno aiutato a dare punti diversi alle nostre visioni e proiezioni; Toni e Marilina hanno creduto in prima persona che qualcosa può esser fatto e che vale la pena tentare: abbiamo fatto una scommessa grande creando un momento d'incontro, confronto e conoscenza tra i due gruppi dirigenti nello scorso ottobre. È stato un incontro dove tutti abbiamo apprezzato reciprocamente il clima che si è instaurato, dove l'assistente generale cerca di capire in profondità il nostro pensiero Laico e dice che potrebbe trovarsi un terreno comune per valorizzare cosa ci unisce e non solo cosa ci divide; dove ciò che ci divide deve essere trattato con rispetto da entrambe le parti; dove i Commissari Nazionali si sono conosciuti ed hanno iniziato a lavorare insieme; dove in gruppi di lavoro misti si è dibattuto su quali sono i punti di forza e di debolezza dell'attuale FIS e come poterla cambiare per farla diventare la CASA COMUNE DELLO SCAUTISMO E DEL GUIDISMO ITALIANO, dove a casa propria si sta in maniera rilassata, si dialoga, ci si confronta e se si hanno idee diverse si decide, insieme, di lavorare per trovare dei punti di comunanza per non urtarsi reciprocamente.
Ad oggi, abbiamo chiesto a tutti di congelare le nomine fino a quando la nuova FIS non nascerà: quindi Chiara continua a fare la Presidente ed io il Vice (ma non nessuno si sente in graduatoria, ci sentiamo tutti in prima linea). L'appuntamento per la nuova struttura federale dovrebbe essere pronta per il prossimo autunno/inverno e quindi, a gennaio 2009, pensare al ricambio. Per trovare un sistema dove nessuno più si senta costretto dall’altro, ma che trovi la gioia di vivere insieme all’altro nella libertà e nell’orgoglio di appartenere alla stessa casa comune.
Abbiamo bisogno di camminare uniti, di guardare al futuro insieme, di sottolineare ciò che ci unisce e rispettare le reciproche differenze: in altre parole, lo scautismo italiano potrebbe avere una grande, grande opportunità di riconoscersi come tale, con diverse anime che guardano al domani in maniera ottimistica e attiva, per lasciare il mondo un po’ meglio di come lo abbiamo trovato.
Insieme.

29 apr 2008

ultimi dieci giorni

il ritmo frenetico di questi giorni mi hanno tenuto lontano dallo scrivere. mi piace invece riflettere con tutti coloro che lo desiderano leggendo il mio blog, su Colle Alto - la Casa di Caccia del CNGEI prossimo venturo, sui San Giorgio realizzati lo scorso fine settimana, le elezioni amministrative risultanti dai ballottaggi.
Colle Alto: informalmente ho preso parte alla riunione della commissione per la preparazione della gara d'appalto per la ristrutturazione della futura Casa del CNGEI ed ho trovato un'ottima squadra. finalmente sono state messe a punto, in chiaro, mostrando documenti, valutando possibilità e limiti delle scelte che si sarebbero compiute, mettendo in evidenza scenari ed alternative, pericoli e opportunità, chiarendo di produrre documenti ove non ci fossero. Riunitici nella stanza del sindaco di Monteleone (che ringraziamo per la disponibilità e per la dimostrazione di credere fortemente nel nostro progetto), abbiamo discusso per molte ore. L'esperienza dell'Ing. Fabio Guercilena e dell'Arch. Luigi Alini - nostri iscritti - ci ha messo in guardia da alcuni possibili errori che avremmo potuto fare se non avessimo sistemato i documenti in maniera perfettamente (!!!) in regola con le disposizioni vigenti (attenti alle virgole ed ai punti e virgola delle leggi -soprattutto in materia di sicurezza! che nascondono pericoli e interpretazioni); l'infaticabile lavoro di Angelo Castellano - per il CN - che da anni studia e ristudia, propone, dispone, rielabora, cancella e ripropone soluzioni alternative a tutto campo, toccando tutti gli aspetti del problema e avendo una grande visione d'insieme; Il Presidente Doriano Guerrieri e la Tesoriera Franca Traversa con conti alla mano, disponibilità finanziarie e progetti futuri per verificare e garantire la consistenza patrimoniale e cercando sempre di non perdere mai il proprio obiettivo di garanzia del futuro dell'associazione; Piercarlo Porporato per il CN a tessere rapporti con gli amministratori locali per verificare la possibilità di finanziamenti futuri.
Proprio un bel gruppo che ha portato a solide conclusioni: abbiamo bisogno ancora di integrazioni da parte dell'Arch. Vinciarelli, responsabile del progetto, di documentazioni e studi per riuscire ada andare alla gara d'appalto per il primo lotto, quello della ristrutturazione della casetta piccola e del locale dei servizi (elettricità ed annessi). Ma se tutto va bene e tutti mantengono i propri impegni, per settembre dovremmo avere qualche bella sorpresa. Il progetto è fattibile, bisogna fare le cose per bene, come dice il nostro Presidente. Non perchè n0n siano finora state fatte, ma perchè leggendo e rileggendo, escono fuori sempre debolezze che potremmo pagare a caro prezzo. La prudenza non è mai troppa.
I san Giorgio: alcuni li hanno fatti di Sezione, altri di Regione - ho notizia che la Lombardia è riuscita a frne uno dopo anni ed anni di tentativi ed è stato un san giorgio Storico!; il Piemonte è riuscito a mettere insieme le sezioni ed a sottolineare l'orgoglio piemontese di essere uniti in un campo come il san giorgio - tanti lo hanno fatto di unità o di gruppo. Il san Giorgio è il primo vero campo di primavera, quello di preparazione al Campo Estivo. Quello dove si rinnova l'azione - di nuovo all'aria aperta dopo l'inverno ad evitare la pioggia ed il freddo- e lo Spirito - il rinnovo della Promessa Scout. Spero che il CNGEI in tutte le sue forme ed in tutte le sue anime, abbia tratto nuovo vigore da questo tradizionale campo di primavera.
Le elezioni: ha vinto la voglia di buon senso. Penso che da queste elezioni tutti dobbiamo trarre un insegnamento: il voto per fede si è ridotto di molto. Molti elettori e molte elettrici hanno votato per motivi concreti, per adesione ad una proposta di soluzione ad un problema anzichè ad un altro. Non si spiegherebbero voti in contraddizione tra sindaco e provincia, tra provincia e parlamento nella stessa zona, o nella stessa città. Il buon senso ha prevalso su tutto e gli elettori - I CITTADINI, gli ABITANTI, hanno voluto finalmente votare fuori dalle gabbie delle ideologie di destra e di sinistra. oggi votare un partito non è più votare un simbolo e ciò che rappresenta (altrimenti il voto sarebbe stato più coerente e compatto), ma è votare una proposta inserita in un programma strategico. Poi ci sarà il gruppo di persone, lo staff, che porteranno avanti il programma, ma è IL PROGRAMMA e LA PROPOSTA DI COME AFFRONTARE IL FUTURO a catalizzare il voto, insieme alla credibilità del candidato a gestire il gruppo. Anche noi del CNGEI abbiamo da imparare da questa esperienza.

14 apr 2008

sull'INNO D'Italia: Momento di riflessione agli incontri di Primavera 2008

Se l’accoglienza è il nostro tema fino alla fine del mio mandato, in quanto sistema fondamentale per vivere la laicità come opportunità per aprirsi agli altri, imparare dagli altri, arricchirsi con gli altri, è importante capire prima chi siamo, per non denigrare se stessi, annullandosi nel confronto, ma valorizzando sé stessi e gli altri in egual misura.
Per CAPIRE CHI SIAMO, quindi, ho cercato di capire cosa vuol dire ESSERE ITALIANI: quale sistema migliore se non quello di cercare nel nostro Canto Ufficiale della Repubblica Italiana? Quale identità è contenuta nell’INNO? Cosa ci UNISCE? Perché l’INNO D’ITALIA dovrebbe rappresentare tutti gli italiani?
Scritto nell'autunno del 1847 dall'allora ventenne studente genovese Goffredo Mameli, musicato poco dopo a Torino da un altro genovese, Michele Novaro, il Canto degli Italiani nacque in quel clima di fervore patriottico che già preludeva alla guerra contro l'Austria. L'immediatezza dei versi e l'impeto della melodia ne fecero il più amato canto dell'unificazione, non solo durante la stagione risorgimentale (dei Cavour, Mazzini, Garibaldi), ma anche nei decenni successivi. Non a caso Giuseppe Verdi, nel suo Inno delle Nazioni del 1862, affidò proprio al Canto degli Italiani - e non alla Marcia Reale - il compito di simboleggiare la nostra Patria, ponendolo accanto a God Save the Queen e alla Marsigliese.
Come nacque?
Nacque a Torino, a casa di Lorenzo Valerio scrittore di buon nome, dove si faceva musica e politica insieme. In quel mezzo entra nel salotto un nuovo ospite, Ulisse Borzino da Genova; e voltosi al Novaro, con un foglietto che aveva cavato di tasca in quel punto: - To' gli disse; te lo manda Goffredo. - Il Novaro apre il foglietto, legge, si commuove. Gli chiedono tutti cos'è; gli fan ressa d'attorno. - Una cosa stupenda! - esclama il maestro; e legge ad alta voce, e solleva ad entusiasmo tutto il suo uditorio.
Eccolo…
Fratelli d'Italia / L'Italia s'è desta (Italiani, fratelli di una stessa Patria. Nel manoscritto originario, le parole "Fratelli d'Italia" non compaiono. Era scritto invece "Evviva l'Italia".) / Dell'elmo di Scipio / S'è cinta la testa (richiamo alla romanità. L'Italia, ormai pronta alla guerra contro l'Austria, si cinge la testa, in senso figurato, (s'è cinta la testa) con l'elmo dell'eroico generale romano Publio Cornelio Scipione, detto poi l'Africano, (Scipio) che nel 202 a.C. sconfisse il generale cartaginese Annibale nella famosa battaglia di Zama (nella attuale Algeria), riscattando così la precedente sconfitta di Canne e concludendo la seconda guerra punica. Dopo la disfatta, Cartagine sottoscrisse il trattato di pace con Roma per evitare la totale distruzione.) / Dov'è la vittoria? / Le porga la chioma (Qui il poeta si riferisce all'uso antico di tagliare le chiome alle schiave per distinguerle dalle donne libere che portavano invece i capelli lunghi. Dunque la Vittoria deve deve diventare schiava di Roma.) / Che schiava di Roma / Iddio la creò.
Stringiamci a coorte (La coorte, cohors, era un'unità da combattimento dell'esercito romano, decima parte di una legione; nulla a che vedere con la corte.)/ Siam pronti alla morte, / Siam pronti alla morte / Italia chiamò
Noi siamo da secoli / Calpesti e derisi, / Perchè non siam popolo, / Perchè siam divisi (Mameli sottolinea il fatto che l'Italia non è unita. All'epoca infatti (1848) era ancora divisa in sette Stati). / Raccolgaci un' unica bandiera, / Una speme, /Di fonderci insieme / Già l'ora suonò.
Stringiamci a coorte...
Uniamoci, uniamoci / L'unione e l'amore / Rivelano ai popoli / Le vie del Signore (5) / Giuriamo far libero / Il suolo natio / Uniti per Dio (in alcune versioni appare come "Uniti con Dio", per non essere confusa con l'espressione popolare e quasi blasfema "per Dio" ancora oggi in uso nel linguaggio popolare italiano. Nel poema però il verso è derivato da un francesismo che significava "da Dio" o "attraverso Dio")/ Chi vincer ci può?
Stringiamci a coorte...
Dall'Alpe a Sicilia / Dovunque è Legnano / Ogn'uomo di Ferruccio / Ha il cuore e la mano (In questa strofa, Mameli ripercorre sei secoli di lotta contro il dominio straniero. Anzitutto, la battaglia di Legnano del 1176, in cui la Lega Lombarda sconfisse Barbarossa (ovunque è Legnano). Poi, l'estrema difesa della Repubblica di Firenze, assediata dall'esercito imperiale di Carlo V nel 1530, di cui fu simbolo il commissario generale di guerra della Repubblica fiorentina, Francesco Ferrucci (ogn'uom di Ferruccio ha il cor e la mano). Dieci giorni prima della capitolazione di Firenze (2 agosto) egli aveva sconfitto le truppe nemiche a Gavinana. In Firenze fu ferito, catturato ed ucciso da Fabrizio Maramaldo), / I bimbi d'Italia / Si chiaman Balilla (I "Fascisti" non rientrano nell'affermazione, in quanto "Balilla" è il soprannome di Giambattista Perasso, il ragazzo quattordicenne genovese, che con il lancio di una pietra, diede inizio alla rivolta popolare di Genova contro gli austro piemontesi il 5 dicembre 1746)/ Il suon d'ogni squilla / I vespri suonò ( Ogni squilla significa "ogni campana". E la sera del 30 marzo 1282, tutte le campane chiamarono il popolo di Palermo all'insurrezione contro i Francesi di Carlo d'Angiò, i Vespri Siciliani.( Per stanarli gli facevano vedere dei ceci e gli chiedevano: cosa sono questi? E loro, non sapendo pronunciare la "c" dolce, dicevano "sesi").
Stringiamci a coorte...
Son giunchi, che piegano, / Le spade vendute (mercenarie). / Già l'aquila d'Austria / Le penne ha perdute / Il sangue d'Italia / Il sangue polacco / Bevé col cosacco / Ma il cor lo bruciò. (L'Austria era in declino. Insieme con la Russia (il cosacco), l'Austria aveva crudelmente smembrato la Polonia. Ma il sangue dei due popoli oppressi si fa veleno, che dilania il cuore della nera aquila d'Asburgo.)
Stringiamci a coorte...

QUANDO è DIVENTATO L’INNO D’ITALIA?L'inno essendo "repubblicano", nell'intero periodo Sabaudo (compreso quello fascista) fu ovviamente mai eseguito."Con la proclamazione della Repubblica nel 1946, il 12 ottobre dello stesso anno, in vista dell'imminente giuramento delle Nuove Forze Armate (in programma per il IV novembre) il Governo De Gasperi su proposta del Ministro della Guerra (!) il repubblicano Cipriano Facchinetti, propose di adottare come "inno militare" "Fratelli d'Italia".Il verbale del Consiglio dei Ministri riporta infatti "Si proporrà schema di decreto col quale si stabilisca che provvisoriamente l'inno di Mameli sarà considerato inno nazionale".solo con la XV LEGISLATURA SENATO DELLA REPUBBLICA N. 821 DISEGNO DI LEGGE COSTITUZIONALE Modifica dell'articolo 12 della Costituzione come segue: dopo il primo comma è aggiunto il seguente: «L'inno della Repubblica è “Fratelli d'Italia”».

7 apr 2008

discorso conclusivo Incontri di Marina di Massa: Cosa significa ACCOGLIERE?

Significa valorizzare la Diversità per costruire una comunità migliore, più forte, più sana, più giusta in quanto aperta, senza paure, capace di confrontarsi e di migliorarsi continuamente per l’apporto migliore di ciascuno.
Ma per fare ciò bisogna aver ben presente sapere chi siamo, per non rinunciare a se stessi ed alla propria identità.
Siamo l’italia del Risorgimento, quella di Garibaldi, di Cavour, di Mazzini.
Siamo l’Italia uscita dall’esperienza del Fascismo e della grande guerra con molta pena.
Ma siamo anche l’Italia della Democrazia Cristiana e del Partito Comunista, di De Gasperi e di Togliatti, di Moro e di Berlinguer, della scelta del Patto Atlantico, dell’Europa Unita. Siamo figli di un Paese che ha impiegato oltre 60 anni per consegnare alla storia le parti più bieche del Fascismo e del Comunismo, dove le parti politiche parlamentari finalmente si riconoscono vicendevolmente capaci di governare; siamo figli di un’Italia dai diecimila Campanili, simbolo della chiesa di Roma; siamo figli dei boom economici e degli anni 60; siamo figli del terrorismo rosso e nero degli anni 70; siamo figli di epoche e di abitudini di scarsa programmazione e lungimiranza degli anni 80; siamo figli di crisi economiche e politiche nazionali ed internazionali degli ultimi anni… siamo figli di un’Italia che impegna le forze migliori per contribuire alla Pace nel mondo con forze, soldi, con la diplomazia di cui siamo capaci.
Ora tocca a noi diventare Padri e Madri:
padri e Madri di un futuro che scegliamo noi, oggi, facendo la promessa scout,
Padri e Madri di un futuro da creare per i figli dell’Italia delle prossime generazioni rinforzando il CNGEI, associazione scout Laica Italiana che vive in un movimento mondiale e cosmopolita;
Padri e Madri di tante ragazze e tanti ragazzi che guardano a noi per l’ESEMPIO a cui ispirarsi . Facciamo un nodo al fazzolettone per ricordacelo ogni giorno, impegnandoci a fare almeno una buona azione al giorno. Per noi stessi, per la nostra Comunità, per i figli dei nostri figli.

OMAGGIO A TROISI

La Reggia di Caserta: il mio Sogno Eterno

Dissacrante ed esilarante!

ptg leone 1982 sez. Portici

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La notte dei cristalli: germania, 9 novembre 1938

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